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Ts| Mazzola: ” La Juventus merita il suo scudetto ”

Intervistato da Tutto Sport, Mazzola assegna alla Juventus lo scudetto con grande elogio

Intervistato dai microfoni di Tutto sport, in edicola oggi, la leggenda nero azzurra, Sandro Mazzola, assegna lo scudetto alla Juventus, sottolineando che s’è l’è meritato.

Ecco l’Intervista alla leggenda nero azzurra:

Buongiorno Mazzola, si è un po’ perso la misura?

«Credo di sì, purtroppo, in qualche commento si è andati un po’ oltre».

Ma Orsato ha davvero condizionato la partita fra Inter e Juventus?

«Ha sbagliato. L’espulsione di Vecino ci stava, ma naturalmente anche quella di Pjanic.

Inoltre l’arbitro ha dato l’impressione ai giocatori dell’Inter di fischiare a favore della Juventus

e anche quelli della Juventus non erano sereni.»

In quei casi il buon senso suggerisce di chiamare i capitani e fare un discorsetto per rimettere Mazzola:

«Orsato non ha arbitrato bene, ma l’Inter vinceva a 5’ dalla fi ne! La classifica è giusta:

bianconeri più determinati del Napoli. Allegri come HH»

A volte l’arbitro deve fare come un buon padre di famiglia». Ma ha condizionato il risultato secondo lei?

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«Ha commesso errori gravi. Detto ciò, se vinci a cinque minuti dalla fine devi portarla a casa.

A quel punto l’Inter aveva vinto, aveva la partita in pugno e l’ha buttata.

Gli errori commessi negli ultimi minuti non sono di Orsato, ma di Spalletti e dei suoi».

A Napoli si sono molto arrabbiati e parlano di campionato «rubato» o comunque «falsato».

Lei cosa ne pensa?

«Credo che la classifica sia sincera.

La Juventus è meritatamente in testa e se dovesse vincere il campionato lo farebbe con merito.

Lo scudetto ai bianconeri rispetterebbe i valori visti nel corso del torneo: gli arbitri in questo caso non c’entrano».

Quali errori ha commesso il Napoli?

«Il Napoli mi piaceva da matti. Mi ha fatto molto divertire con il suo calcio frizzante e spettacolare,

però a un certo punto gli azzurri hanno pensato che vincere fosse facile.

E invece non lo è mai. Non bastava la vittoria a Torino.

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La Juventus è stata più concentrata e determinata.

Mi ricordo, ai tempi della Grande Inter, quando avevamo cali di tensione dopo i successi nelle grandi partite (tipo il Napoli a Torino),

Helenio Herrera ci chiudeva nello spogliatoio e iniziava a dirci: “Noi non siamo i più forti!

Noi non abbiamo vinto un bel niente! Se non miglioriamo ci distruggono!”.

Noi ci guardavamo, ci rimanevamo male,

ma poi dalla domenica successiva ricominciavamo subito a vincere. Testa bassa e pedalare».

In questo senso i metodi di Allegri assomigliano un po’ a quelli di HH?

«Sì, nella gestione psicologica si assomigliano».

Cosa le piace di questa Juventus?

«La determinazione, la capacità di non perdere la concentrazione.

E l’unità del gruppo. Sabato sera li vedevi,

che negli ultimi minuti si cercavano, si aiutavano: questi sono valori aggiunti».

Le polemiche stanno rovinando questo successo?

«Ma no! Chi vince finisce sempre per attirarsi delle antipatie. I giocatori sanno quando meritano e quando non meritano, mica aspettano i commenti».

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Il clima in questi giorni si è davvero arroventato, però.

«Ma è sempre stato così.

Chi perde cerca sempre delle scuse per non ammettere i propri errori: è umano e naturale.

Certo, bisognerebbe avere il senso della misura, ma non vedo niente di nuovo sotto il cielo».

A proposito, il calcio italiano ha disperatamente bisogno del ritorno di Milano: quali segnali coglie da Milan e Inter?

«Buoni. Credo che ci siano persone con intenzioni serie e con progetti concreti.

Oltretutto mi sembra che la città e i tifosi stiano rispondendo alla grande, sabato sera ero a San Siro e mi ha impressionato».

Era tanto che mancava?

«Sì, erano davvero tanti anni che non avevo la prospettiva

del campo e sabato sera mi ha fatto battere il cuore».

Forse l’ha fatto battere più forte anche a qualche interista?

«Se non hai la personalità per godere di quel pubblico e invece lo vivi come una pressione, allora non sei da grande squadra. E forse qualcuno…».

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