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Maicon: il compleanno di una farfalla diventata un Colosso (con un paio di denti in meno)

Maicon è Maicon, se qualcuno pensa sia facile trovare qualcuno che giochi come lui, questo è impossibile”.
Cosi Mourinho disegnò il Colosso nell’aprile del 2009, in occasione di un suo forfait nella gara con l’Udinese.
Qualcosa di unico, di irripetibile.
Douglas Maicon Sisenando è stato molto di più di un terzino.
Era arrivato dal Monaco, reduce da un lungo e brutto infortunio, circondato da perplessità, dubbi, ironie.
Non passò molto tempo; dalla brutta crisalide nacque una meravigliosa farfalla.
Una farfalla nerazzurra che volava sulla fascia, volava tra gli avversari, volava nei cori della Nord…”quanto è forte Maicon” …

Il Colosso, abbattuto solo da Messi

Gli appiopparono un soprannome pesante, il Colosso. Azzeccato come pochi altri.
Non ce n’era per nessuno quando se ne andava palla al piede; quando c’era da fare a sportellate erano gli avversari a rimbalzare.
Una volta sola rimbalzò lui, nella meravigliosa serata della semifinale col Barcellona al Meazza.
Un tipino piccolo e sveglio, uno che gli arrivava fra si e no allo sterno, tale Leo Messi, gli mollò una gomitata in pieno volto in una azione confusa.
Quei due denti del Colosso che saltano in aria sono ancora oggi uno dei più bei tributi di un giocatore dell’Inter ad un successo clamoroso.
Maicon uscì in barella, con le mani sul volto.

Mediocrità, parola sconosciuta

Ma conoscendolo, non era per il dolore che si nascondeva il viso.
Era per celare la risata per le tre sberle rifilate ai “Mas que un Club” e la gioia per il suo gol del 2 a 1 con il rimorchio sulla palla del Principe che aveva fatto venire giù il Meazza.
Niente era scontato, banale, nel suo stare in campo, neanche gli incidenti.
E nemmeno nei gol, con il Milan, con la Juve; lampi di genio, di fantasia, di irriverenza.
Non sapeva dove abitasse la mediocrità, Douglas Maicon Sidenando.
Parabens de feliz aniversario , Colosso nerazzurro !

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