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Inter, facciamo chiarezza sulla vicenda Icardi vs Curva Nord. E’ successo…

Ecco cosa è successo durante quel Sassuolo-Inter

A distanza di quasi due anni, facciamo chiarezza per i tifosi che continuano a scagliarsi contro il capitano dell’Inter, Mauro Icardi.

Le polemiche nel calcio, si sa, ci sono state, ci sono, e ci saranno sempre. Purtroppo però non è bello quando ad essere insultato è il capitano della squadra che si tifa. Oggi, secondo quanto scritto da Mauro Icardi, all’interno della sua biografia “Sempre Avanti”, andiamo a vedere cosa ha causato l’ira dei tifosi.

Le parole scritte da Icardi sul libro

“A ripresa iniziata, Mancini mi fa entrare e alla fine del secondo tempo, all’83°minuto faccio goal. Metto a segno l’unico nostro goal della partita, che finisce 3-1 in favore dei padroni di casa. Sono molto amareggiato, anzi incazzato, perché ho giocato pochissimo”.

Ma il peggio, quel giorno, sarebbe dovuto ancora arrivare. “I tifosi iniziano a urlare: ci chiamano sotto la curva. Trovo il coraggio di affrontarli, insieme a Guarìn. Mentre mi avvicino mi arrivano insulti e grida di ogni genere. Attaccato alla rete c’è un bambino che mi chiama: vuole la mia maglia. Per l’età che ha potrebbe essere mio figlio: mi tolgo la maglietta e i pantaloncini e glieli lancio, come regalo. È al settimo cielo e io sono contento di averlo visto felice”.

Ed è proprio lì che scoppia il caso: “Un capo ultrà gli vola addosso, gli strappa la maglia dalle mani e me la rilancia indietro con disprezzo. In quell’istante non ci ho più visto, lo avrei picchiato per il gesto da bastardo appena compiuto. E allora inizio a insultarlo pesantemente: “Pezzo di merda, fai il gradasso e il prepotente con un bambino per farti vedere da tutta la curva? Credi di essere forte?”. Detto questo gli ho tirato la maglia in faccia. In quel momento è scoppiato il finimondo”.

La dirigenza, racconta sempre Icardi, lo convince a un secondo confronto, ma la situazione non si placa e anzi l’attaccante rincara la dose. “Nessuno prima di me aveva mai trovato il coraggio di affrontare in modo così diretto la tifoseria, anzi i capi storici della tifoseria. Nello spogliatoio vengo acclamato come idolo”.

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