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Il leone si sta risvegliando: il Meazza torna a ruggire come una volta

Lo stadio Meazza torna ad essere un fortino

Milano, 20 aprile 2010, stadio Giuseppe Meazza. La serata è dolcissima, il terreno un manto da biliardo: in palio la finale di Madrid.

Durante la radiocronaca di Radio Rai la voce del cronista Francesco Repice viene sopraffatta dal boato dello stadio per capitan Zanetti che recupera un pallone a centrocampo: Repice lo chiama il “ruggito di San Siro”.

Troppo tempo

Da allora poche sono state le volte in cui lo stadio ha messo così paura agli avversari. Eppure i tifosi non hanno mai fatto mancare la loro presenza.

In questi anni le troppe delusioni e lo scarso impegno profuso in campo dalle innumerevoli meteore nerazzurre hanno fatto sì che il Meazza diventasse troppe volte terreno di conquista per gli avversari e di contestazione per i tifosi.

Stadio speciale

Quello milanese è uno stadio speciale. Quando decide di acclamarti ti rende invincibile, altrimenti diventa un peso insopportabile anche per i giocatori più navigati.

Ne sanno qualcosa alcuni protagonisti della cavalcata attuale dei nerazzurri nelle zone nobili della classifica.

Candreva e Nagatomo, ad esempio, sono stati le vittime più recenti del “miedo escenico” del Meazza. L’impegno profuso dai due, unito alle eccellenti prestazioni di entrambi, hanno però reso possibile l’imponderabile: il romano nel derby e il giapponese contro la Samp sono stati acclamati con una standing ovation personale alla loro uscita dal campo.

Il merito

Il merito del ritrovato feeling tra tifosi è squadra è soprattutto di Luciano Spalletti. Toccando le corde giuste nella mente dei giocatori, ha saputi responsabilizzarli di fronte ad un pubblico tanto esigente quanto generosissimo, soprattutto quando vede dare il massimo ai propri beniamini.

Avviso ai naviganti

L’avviso dato dall’Inter ai naviganti della Serie A è forte è chiaro: San Siro è tornato ad essere la fortezza nerazzurra.

Parafrasando una delle tante massime spallettiane, ovvero “il rispetto si guadagna, la paura si incute”: al primo penseranno i giocatori in campo, ma alla seconda penserà il Meazza, proprio come una volta.

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