Inter Biasin, l’editoriale da urlo del giornalista in ottica 2018

Inter Biasin, come suo solito, il noto giornalista di fede nerazzurra ha pubblicato un lunghissimo editoriale basato sui propositi del 2018.

Ecco cosa ha scritto

“Buon anno a voi e famiglia.

State leggendo che è già il 2 gennaio e tutti si son già dimenticati i buoni propositi (“nel 2018 non mangerò più la Nutella con le acciughe!”), ma qui è ancora l’1 e quindi sopravvivono i buoni propositi.

In una scala da 0 a Nainggolan vi scrivo a un livello di ebbrezza significativo, motivo per cui questa volta farò davvero in fretta per poi tornare a ragionare sui vergognosi trenini presi e deragliati l’altra notte sulle note di Maracaibo (“mare a forza nove”).

Dunque, l’Inter ha trovato l’accordo con Lavezzi, lo so che non ci credete e vi sembra impossibile, ma c’è stato questo blitz durato solo 4 anni e alla fine il Pocho vestirà il nerazzurro.
Ovviamente non è vero, ma tutti gli anni esordiamo il primo di gennaio con la storia di Lavezzi all’Inter e ci sembrava giusto mantenere questa bella tradizione.

(Come avrete capito nella scala da zero a Nainggolan siamo molto più vicini a “Nainggolan” che a “zero”).

Comunque, l’altra notte ho festeggiato il Capodanno come molti di voi. A Capodanno tutti eseguono un sacco di riti propiziatori tipo quello dei buoni propositi o delle lenticchie con lo zampone “che portano soldi”. Altri sparano raudi e mini ciccioli e il giorno dopo consentono ai colleghi giornalisti di turno l’1 gennaio di apparecchiare servizi “classici” del tipo “Tonino ha perso un braccio, Franco tre falangi, Marcello è esploso ma sta bene: il premio Miracolo di Capodanno va a Marcello”. L’altro servizio tipico è quello sul primo nato dell’anno nuovo (“alle ore 00.03 è nato il piccolo Calogero, auguri a lui e alla sua famiglia che vince una fornitura da 1000 di pannolini Cagon”). Tutte le volte non riesco a concentrarmi su quel fortunato di Calogero, semmai penso ai genitori del piccolo Fetenzio che insultano il loro piccino perchè è nato alle 23.54 del 31 dicembre e, quindi, non ha fatto vincere nulla ai suoi genitori e in più ha rovinato il Capodanno a tutti (la vendetta nella scelta del nome: Fetenzio).

Un altro servizio tipico è quello sul concertone di Capodanno di Vienna. Tutti fanno finta di essere grandi cultori del genere, ma poi durante l’anno ascoltano Rovazzi o Benji & Fede (sì, anche tu che ieri hai detto “straordinario Muti”).

Non mi vengono in mente altri servizi tipici del 1 gennaio, se non quello dove ti fanno vedere i capodanni del mondo e ti dicono che i primi a festeggiare sono stati gli abitanti dell’Isola Salcazzo sita nel Pacifico, mentre gli ultimi quelli dell’Isola Salcazzo-Est, sempre nel Pacifico. Quel servizio lì è sempre uguale tutti gli anni, cambiano solo le immagini del conto alla rovescia a Times Square a New York, ma finisce sempre con “così il mondo ha accolto il nuovo anno!” e quattro maiale che sculettano a Rio.

Come avete potuto capire sto tergiversando perché nella scala da zero a Nainggolan sono oltre il livello “Nainggolan” e non ho voglia di scrivere. Per questo e per altri motivi che ora non mi sovvengono parleremo sì di mercato, ma soprattutto di “cose a caso”.

La prima cosa a caso è che se ieri – a partire dalla mattina – avete passato tutto il giorno a fare la morale a Nainggolan e a parlare di mercato (“alla Pizzegonese servirebbe un mediano!”), allora dovete bere molto di più.
La seconda cosa è che se avete superato i tre tweet a sfondo-mercato il primo di gennaio, forse avete delle transaminasi migliori di Nainggolan, ma certamente una vita più infelice.
Lo so, dovrei vergognarmi perché inizia il mese del mercato di riparazione e il mercato di riparazione è una cosa seria, ma come sempre vi invitiamo a non farvi fottere. A gennaio non gira la lira, i presidenti non hanno intenzione di spendere e – come per i regali di Natale – al massimo provvedono con ricicloni o colossali baratti (tu dai a me Tizio, io do a te Caio). Vi diranno che non è vero, che a gennaio si può svoltare, ma è una puttanata: le squadre si costruiscono in estate e a gennaio al limite metti due pezze.
L’Inter, per dire, metterà due pezze (una in difesa e una per dare un’alternativa al gioco “Candreva-cross per Icardi, Perisic-cross per Icardi”) cercando di sfruttare qualche opportunità: Bastoni arriverà, per Deulofeu si tenta di trovare una formula (il Barcellona non concede il prestito).
Il Milan farà – giustamente – poco o niente: gli investimenti – corposi – sono già stati fatti e sarebbe sciocco accumulare ulteriore “materiale”, anche perché Gattuso ha già dimostrato di poter risvegliare qualche “anima persa”.

La Juve è una macchina quasi perfetta nei titolari e nelle sue alternative, complice la non-sosta ha anticipato il tipico “cambio di marcia alla Allegri” e lavorerà solo su giocatori di terza fascia (come sempre proverà a portare a casa il meglio dei talenti che si sono messi in mostra in provincia e in serie B. Non molti, per dire la verità).

Il Napoli porterà a casa il bomber di scorta Inglese – ora però infortunato – e poco altro. Del resto la squadra-record dell’anno solare 2017 ha dimostrato di non avere tutti questi limiti strutturali e numerici sbandierati dai più.

Occhio infine alle romane: potrebbero essere le vere protagoniste in quanto a movimenti in entrata e uscita.

Il resto è fuffa: mia madre triste perché “c’erano l’Amadeus e la Panicucci… ma il D’Alessio? Cosa hanno fatto al D’Alessio!” (Gigi piace molto alle madri); mia madre triste perché Briatore e la Gregoraci si son lasciati (“erano una così bella coppia…”, “hai bevuto come Nainggolan mamma?”); mia madre felice perché Al Bano e Romina Power sono tornati insieme (“mamma non sono tornati insieme, è tutta un’operazione per fare del grano facile… poi ti spiego”, “no,si amano!”); mia madre curiosa perché tutti scrivono “Gino” su Instagram (“mamma, fatti i cazzi tuoi che campi cent’anni”) e così via.
Buon anno, felicitazioni, siamo tutti più belli e buoni e il 2018 sarà certamente un anno migliore del 2017, che a sua volta è stato migliore del 2016 e tutta questa serie di puttanate che si ripetono ad ogni festività fino a quando gli straordinari Re Magi decidono di spazzare via la retorica e farci tornare cattivi come belve umane a colpi di mirra.

Che poi, io non so cosa sia la mirra, ma secondo me quel birichino di Radja si è fatto un sorso anche di quella.

Vi lascio al Var e a quattro righe scritte per “Esquire” il 31 dicembre: la tecnologia aiuta le persone normali a sentirsi più tutelate, stana coloro che soffrono di “manie di persecuzione” e – a nostro modo di vedere – vince a mani basse il premio “Cosa del 2017”.

Buon anno a tutti, questa volta per davvero, con l’augurio di non dover essere a tutti i costi “più buoni” ma di provare ad essere sempre “voi stessi” (Twitter: @FBiasin).

Grazie, perché l’altranno non c’eri.

Grazie perché non ti lamenti anche se ogni settimana di maltrattano, ti insultano, dicono “chi ce l’ha mandata!” e non capiscono che senza di te, quest’anno, sarebbe stato un colossale puttanaio.

Grazie per non rispondere mai alle provocazioni, a quelli che dicono “si stava meglio quando si stava peggio!”.

Grazie per aver scelto noi italiani, per aver accettato il nostro invito a essere quelli che “per una volta” – e nonostante tutto – sono i primi che guardano “oltre”, all’innovazione.

Grazie per i tuoi sforzi, il tuo tentativo di portarci fuori dal Medioevo pallonaro, che molti schifano in quanto assuefatti da ragionamenti “piccini”, del genere “ecco! Anche lei è a uso e consumo degli inciuci di Palazzo!”.

Grazie per il tuo essere super partes a prescindere, perché al massimo sono i tuoi utilizzatori a cadere in fallo, ma certo non tu che te ne fotti dei colori delle maglie e della merdosa sudditanza.

Grazie per averci dato la possibilità di “rivedere” e cambiare idea in nome della Giustizia che, in teoria, è obiettivo numero uno nella vita e nello sport.

Grazie per tutti gli errori che in futuro ci permetterai di evitare e, ascoltaci: se per caso sbaglieranno ad utilizzarti e qualcuno ti darà della stronza beh, perdonalo, perché non sa che tu non provi sentimenti e la colpa, semmai, è degli stessi che ci sono sempre stati, non certo tua.

E infine grazie, perché sei la cosa più importante che il calcio italiano ha potuto abbracciare in questo mefitico 2017 (non certo la qualificazione ai Mondiali, ahinoi!) e perché ci stai aiutando a essere migliori.

C’è chi ti ha già accolto, altri piano piano si accoderanno e non ti offendere se, invece, qualcuno non ti accetterà mai: non ce l’ha con te, ma vive un conflitto legato alle “manovre di Palazzo” e agli inciuci che non gli consentirebbe neanche di credere nel buon Dio come arbitro supremo (“danneggia le romane per un pregresso con tal Pilato…”).

Grazie tecnologia in campo, perché è passata metà stagione e sei già stata in grado di dividere le coscienze tra chi ti ama e chi ti teme (e dovrebbe domandarsi perché).

E forse il problema è proprio questo, il fatto che tu sia riuscita a mostrare cosa sia realmente il moviolone: un rituale mediatico e consolatorio a uso e consumo di chi, nonostante tutto, ha necessità carnale di sentirsi vittima di una persecuzione.”

Questo è quanto scritto da Fabrizio Biasin. Il giornalista non smette mai di stupire con i suoi lunghi articoli la maggior parte delle volte scritti in tono simpaticissimo.

(TMW)

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