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Javier Zanetti: “Vi parlo dei miei ricordi a San Siro e dell’arrivo in Italia”

Le parole di Javier Zanetti

Ospite d’eccezione al prestigioso College di Oxford, Javier Zanetti, storico capitano e attuale vice-Presidente dell’Inter, ha parlato alla folta platea di studenti presenti.

“Modelli positivi, questo dobbiamo essere per i ragazzi che ci seguono con passione. Non dovremmo dimenticarlo mai. L’educazione che ho avuto in dote dalla mia famiglia, mi aiutato molto a non perdere di vista le cose importanti. Ogni nostro comportamento è sotto gli occhi di milioni di persone. Bisogna trasmettere i valori educativi e positivi dello sport per aiutare milioni di bambini a crescere nel rispetto reciproco e nella lealtà. Tornando indietro con la memoria a quando ero bambino, ricordo che il mio sogno è sempre stato quello di giocare a calcio. L’esempio dei miei genitori mi ha insegnato la cultura del sacrificio in ogni cosa facessi. Mano a mano che crescevo la passione per questo sport aumentava sempre.”

“Quando un giorno, da bambino, un allenatore dell’Independiente, la squadra per cui tifavo, mi ha detto che non avrei più potuto giocare perché ero troppo piccolo, ci rimasi malissimo. Così ho cominciato a lavorare con mio padre e ho iniziato a dare valore grande valore alla fatica che lui doveva fare ogni giorno. Una volta abbattendo un muro a mazzate in un cantiere insieme a lui, all’improvviso mi chiese cosa volessi fare da grande. Gli risposi che volevo solo giocare a calcio. Lasciando indietro la delusione di quell’esclusione da quella squadra che amavo tanto riprovai ancora una volta e così ebbe inizio la mia carriera di calciatore”.

Arrivo in Italia

“È stato difficile lasciare l’Argentina da giovanissimo. Non mi aspettavo la chiamata dell’Inter, io giocavo in una squadra piccola e pensavo ci sarebbe voluto del tempo prima di approdare al calcio europeo, quindi all’inizio ero spaventato. Per fortuna negli anni ho sempre avuto accanto a me una persona fantastica come Paula, mia moglie. È stata una scelta importante, mi ha cambiato immensamente la vita, ma io rimango con i piedi ben saldi per terra e non dimentico mai da dove sono venuto, questo è sempre stato il segreto per a tenere il giusto equilibrio. Dopo i 90 minuti di una partita non ho mai fatto fatica a smettere i panni del calciatore e a indossare di nuovo quelli della persona qualsiasi, per me è sempre stata una cosa naturale”.

Ricordi di San Siro

“Non vedevo l’ora di giocare al ‘Meazza’ e ricordo anche l’esordio con il Vicenza, 1-0 con gol di Roberto Carlos. Si giocava la domenica e io il venerdì sera ho portato i miei genitori a fare un giro in macchina allo stadio per farglielo vedere di sera illuminato e dire loro dopodomani giocherò quì. Un’emozione indescrivibile. La mia posizione preferita in campo? Gli allenatori si sono sempre fidati di me e mi schieravano dove avevano più bisogno, quindi ho fatto praticamente tutti i ruoli tra centrocampo e difesa. La mia posizione preferita è stata quella di centrocampista di destra. L’anno del Triplete giocavo sulla stessa fascia con Maicon e avevamo un accordo: che quando lui attaccava io lo coprivo e lui sapeva benissimo che poteva rientrare in difesa anche passeggiando tanto c’ero sempre io a coprirlo”.

Queste le parole della bandiera nerazzurra riportate da Inter.it.

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