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L’Inter si stacca l’etichetta di Anti-Juve: Spalletti lo ha detto

Fragile e instabile sotto pressione, l’Inter si è già staccata l’etichetta di anti-Juve.

«L’Inter non è l’Anti-Juve, ce l’avete appiccicata addosso, ma prima dobbiamo costruirci una mentalità forte e la capacità di reagire a certe situazioni», ha analizzato Spalletti.

Due carenze non da poco per chi si è candidato a un campionato di vertice. Il mistero Inter è già l’assillo di Spalletti, costretto a riprogrammare una squadra smontata nelle certezze dalle prime uscite contro Sassuolo e Torino. Nella cesta restano un misero punto e una valanga di dubbi.

L’Inter ha dei seri problemi e vanno risolti

Mancanza di giusta mentalità, assenza di reazione, condizione atletica in ritardo, si spiega così l’avvio choc, non si giustifica però. Sono difficoltà comuni alle grandi, l’Inter però le paga, a differenza di Juventus e Napoli già scappate in avanti con 5 punti di vantaggio.

«Non bisogna cercare troppe scuse né alibi. Parlare di mancanza di mentalità è un passo indietro. Quando è arrivato l’anno scorso, Spalletti ha preso una squadra senza un filo logico e gliel’ha dato, ora tocca a lui ritrovarlo. Non si possono fare più calcoli, la prossima partita a Bologna va vinta e basta», sottolinea l’ex difensore Riccardo Ferri.

Manca la logica nel secondo tempo di Inter-Torino

Non c’è logica in una squadra capace di dominare il primo tempo con il Torino e scomparire nella ripresa, fino a subire la rimonta. L’anomalia della situazione preoccupa la società e Spalletti che ha annullato il giorno di riposo e parlato alla squadra.

Un richiamo ad alzare l’attenzione, a non considerare chiuse le partite, a fornire una reazione tangibile quando si va in difficoltà. Spalletti era parecchio infastidito dopo il match pareggiato con il Torino, più che per gli errori dei singoli (D’Ambrosio e Handanovic) per l’atteggiamento.

Di chi sono le colpe?

Non c’è un reparto più colpevole di altri, ma eccetto nelle amichevoli con Lugano, Lione e Atletico Madrid, la difesa ha sempre subito gol: 10 in 9 partite. Il vero nodo è il centrocampo: la coppia Vecino- Inter Brozovic non regge.

L’Inter in mezzo ha un problema di qualità e fisicità: non a caso si era seguito Vidal (obiettivo sfuggito) e sognato Modric. In questo quadro è parso curioso lo striscione esposto prima del match.

«Società: promesse mantenute, richieste tutte rispettate. Mister e giocatori: no scuse, no parole. Testa bassa e vincere». Messaggio che sbilancia il peso della stagione tutto su Spalletti.

Spalletti l’uomo al centro dell’attenzione, ma è ora di usare tutte le pedine

È lui l’uomo messo al centro del villaggio nerazzurro, nel bene e nel male. Per uscire dalla mini-crisi, l’allenatore a Bologna partirà con Radja Nainggolan titolare. Il belga non potrà giocare l’intera partita, la speranza è che con la sua presenza aumenti anche la sicurezza di tutto il gruppo.

Probabile torni titolare anche il brasiliano Miranda, un altro di personalità. «I giocatori dell’Inter però devono capire bene chi hanno davanti e la maglia che portano, lo devono ai 60 mila spettatori di domenica a San Siro », fa notare l’ex interista Nicola Berti. «Sulla mentalità deve lavorare Spalletti, poi magari ci sono i carichi di lavoro da smaltire, molti giocatori vengono dal Mondiale: dopo la sosta sarà la vera Inter. Però a meta campo qualcosa ci manca, è fuori discussione. Davanti poi Lautaro può aggiungere qualità».

Gasperini e De Boer peggio di Spalletti

Un avvio così difficile, con un solo punto in due partite, si era visto di recente con Gasperini e De Boer, annate sfortunate. Nessuno poteva aspettarsi certe difficoltà con Spalletti: l’anno passato partì con 4 vittorie di fila e 9 nelle prime 11 partite, derby compreso.

«Forse Spalletti non riesce a farsi capire dai giocatori. I giornalisti dicono che l’Inter è l’anti-Juve? Sono scuse del tecnico per i risultati negativi. Alla squadra manca mentalità », bacchetta Sandro Mazzola dai microfoni di Rmc Sport. Sabato a Bologna l’Inter può solo vincere, sciogliere il suo mistero e i nodi della crisi che si stanno già stringendo.

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