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Panchina bollente. Nessuno può stare tranquillo e …

Molti tecnici sono senza panchina. Pronti per le big

Il caso dei tecnici senza panchina che crea incertezze per il futuro

Nessuna panchina, oggi, può considerarsi blindata. Difficile pensare che possano esistere dei casi come quelli di Sir Alex Ferguson e di Arsene Wenger. Ad inizio stagione i patron delle big europee, e non solo, hanno fissato obiettivi ben precisi. Non c’è in gioco solo il prestigio del club, ma la posta in palio è determinata da una montagna di soldi. Questi derivano dai proventi UEFA nelle competizioni europee (bonus vittorie e, soprattutto, passaggio al turno successivo) ma anche dalle sponsorizzazioni, dai diritti di immagine. Tutte voci che fanno crescere il brand di ogni squadra. E quando il brand cresce, inesorabilmente la vocina ricavi di un bilancio si gonfia e permette al club di potere investire.

Oggi, il calcio è cambiato. Un tecnico è legato ai risultati. Non importa più il gioco brillante e fantasioso. Non importa la capacità di realizzazione dell’attacco. Conta molto la fisicità e la tecnica. La capacità di adattarsi all’avversario e, soprattutto, arrivare alla vittoria. Non sarà un caso ma tutti i tecnici delle grandi big europee hanno l’ombra del sostituto dietro. Il caso di Josè Mourinho è palese. Lo Special One sembra perdere appeal tra i dirigenti del Manchester United. L’esonero sembra essere vicino soprattutto se l’ombra in questione si chiama Zinedine Zidane. Il puricampione d’Europa con il Real Madrid, fuggito dalla Casa Blanca a diaspora in atto, cerca un progetto serio per proseguire la sua consacrazione.

Spostandoci da Manchester a Londra che dire di Arsene Wenger, salutato con tanti ringraziamenti di facciata dall’Arsenal e, oggi, alla ricerca di una panchina che lo rilanci dopo le ultime deludenti stagioni. A Londra abbiamo assistito al divorzio con tanto di strascico legale e stracci in faccia tra il Chelsea e Antonio Conte. E’ bastata una stagione in chiaroscuro per l’ex CT della Nazionale per perdere la panchina dei Blues. Allora ecco che, nell’ordine, Gattuso, Di Francesco e persino Spalletti hanno motivo di perdere il sonno. Il milanista se non dovesse, a breve termine, mettere in condizioni la squadra di raggiungere i risultati fissati. Il romanista se dovesse continuare con i risultati titubanti. L’interista se non dovesse cambiare marcia con una serie di vittorie in campionato e in Champions League.

Poi ci sono Montella che in Spagna non ha avuto fortuna con il Valencia e Claudio Ranieri, sempre affascinato dalla Ligue 1 che però lo ha lasciato senza un team da allenare. Da non dimenticare i tecnici nostrani, che non hanno vinto nulla, e che hanno sempre cercato di dare un’impronta grintosa alle proprie squadre come Oddo e Mihajllovic. La lista sarebbe ancora più lunga, ma meglio non aggiungere ancora sale, all’ansia da competizione dei tecnici delle big.

Oggi sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) esserci un solo tecnico blindato nella propria panchina: Josep Guardiola. Il suo Manchester City vince e convince. Ma anche Pep è chiamato a un salto di qualità: non personale si intende, ma per il suo team. La Champions League. Tante pretendenti, tanti soldi. Gli unici veri affezionati rimarranno sempre loro, quelli dall’amore incondizionato a prescindere da dirigenti, tecnici e calciatori: i tifosi. Buon calcio a tutti e in bocca al lupo ai tecnici. Ne hanno bisogno.

 

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