Inter

Spalletti il metafisico, durissimo e preciso: “O si vince o si vince”

Siamo abituati alle parole del mister nerazzurro. E dalle sue parole si leggono le sorti dell'Inter

Spalletti e le sue parole che pesano come un macigno

La prima conferenza stampa da tecnico nerazzurro, Luciano Spalletti da Certaldo, se l’aspettava diversa. Un mese fa pensava di affrontare giornalisti italiani, inglesi e spagnoli con la sicurezza di un gruppo vincente. Sicuramente se l’aspettava da capolista in campionato, con dodici punti su dodici disponibili, in compagnia della Juventus, pronto a sfidarla per interrompere l’egemonia bianconera che dura da sette anni. Invece il gol di Di Marco, sabato pomeriggio, ha cambiato i piani del tecnico, che non ama improvvisare, ma preparare.

Luciano Spalletti è allenatore dei nostri tempi: calcio molto fisico, veloce ed essenziale. Lui allena entrando nella testa dei calciatori, lavora con il materiale umano che la società gli dà, ogni tanto lancia frecciate. Ma è tutto tremendamente calcolato. Anche quando ha un alterco con la conduttrice televisiva post gara di turno, ha calcolato tutto. Perchè non vuole improvvisare mai, non ci riesce. E allora le sue parole hanno un peso enorme e le virgole vanno analizzate per capire Lucio il metafisico.

Sabato, nel post Inter – Parma disse che la responsabilità, se la squadra non rispondeva a ciò che era stato preparato, era tutta del tecnico. In altri termini Spalletti ha capito che la squadra è sotto pressione. Una volta in svantaggio perde sicurezza. Pecca di personalità. Quindi ecco il monito ai top player di assumersi più responsabilità e di tirare fuori la squadra dal burrone in cui è caduta. Nessuna reazione contro il Sassuolo (e tempo ce ne era), nessuna reazione contro il Torino dopo la rimonta (il tempo c’era), nessuna reazione dopo il gol del Parma (una grande squadra la ribalta in pochi minuti).

Sempre nel post gara Spalletti ha detto che quando i risultati sono questi il primo a dover essere messo in discussione è il tecnico. Spalletti non si è mai esposto in questi termini. Non lo fece dopo l’esonero di Roma (avvenuto dopo due sconfitte nelle prime due partite in campionato contro Genoa e Juventus), non lo fece neppure dopo l’esonero dallo Zenit Sanpietroburgo. Troppo orgoglioso. Se le ha dette è perchè la società ha parlato chiaramente a Lucio il metafisico: “O torni a vincere o torni a vincere, nessun’altra possibilità, altrimenti prendi la giacca e ti accomodi all’uscita“.

Le parole di oggi nella conferenza pre Inter – Tottenham sono ancora più significative. Alla domanda se l’Inter ha armi diverse dall’esperienza per affrontare il Tottenham il metafisico risponde: “Ci manca un po’ di esperienza ma la voglia di conoscere la Champions deve crearci motivazioni che vadano al di là di questo nostro limite. Può essere una partita che aiuta a superare determinati blocchi“. Tradotto. Siamo una squadra psicologicamente a terra. I big dovranno prendersela sulle spalle se no non ho altre soluzioni. Come dargli torto: nella massima competizione europea o giochi con personalità o prendi imbarcate che restano indelebili.

Cosa preoccupa di più Spalletti? La consapevolezza di non avere armi per fare uscire l’Inter dalla crisi in cui è entrata. Non può dirlo, ma le sue parole hanno un significato epidermico e preciso: Icardi deve tornare a fare gol e fare il capitano, lo stesso dicasi per Nainggolan, Asamoah, Perisic, Brozovic, Vecino, Miranda e Handanovic. Non è la squadra che chiede aiuto a Spalletti ma è Spalletti che chiede aiuto alla squadra. Meno di 24 ore e sapremo cosa sarà successo.

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