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Adani e la Garra Charrùa, perchè gli uruguagi insegnano calcio

Cos’è la Garra Charrùa nel calcio?

Garra Charrùa – Il termine è ormai diventato famoso tra i tifosi italiani, in special modo tra quelli interisti, che grazie alle reti di Vecino hanno iniziato ad amarlo. Cos’è in realtà la Garra Charrùa? Analizziamo le due parole singolarmente: Garra vuol dire artiglio e nell’accezione figurata convinzione, attrazione, persuasione; i Charrùa invece erano Indios precolombiani che vivevano sulle sponde del rio della Plata.

Il termine applicato al calcio prende il significato di grinta, voglia di vincere a tutti i costi, anche quando si è sfavoriti. Lo si associa ai giocatori uruguagi, che da sempre sono simbolo di tenacia e combattività. Secondo la Federazione Uruguaiana il termine trova il suo punto zero nella finale del Campionato Sudamericano del 1935 a Lima.

L’Uruguay, sotto nel punteggio ed ormai allo stremo delle forze, riesce comunque a ribaltare la partita ed a vincere contro l’Argentina. Alcuni invece lo fanno risalire alla famosa finale del Mondiale del 1950, passata alla storia come Marcanazo.

Insomma si può concludere che nel calcio la “Garra Charrùa” è quella voglia di non arrendersi mai e di cercare sempre la vittoria, non solo con tecnica e qualità, ma anche con grinta e tenacia. In questo gli uruguagi sono maestri e lo hanno dimostrato più volte nella loro storia.

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