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Buon compleanno Ronaldo: il Fenomeno, il più forte di tutti!

Il più grande di tutti

Spesso mi chiedono qual è il motivo per cui mi sono legato all’Inter. Visto che nei miei anni non vinceva mai. Io rispondo sempre così: grazie a lui, perchè la squadra che porta i colori del cielo e della notte, alla mia età, aveva il giocatore più forte che abbia mai visto giocare: Ronaldo.

E così tra i miei ricordi più vivi, mi viene in mente l’11 aprile 1999, con il bellissimo (tra i tanti) regalo di mamma e papà. Salernitana-Inter, 135 mila lire il costo del biglietto per vedere Ronie, il Fenomeno. Colui che, inevitabilmente ha legato il mio cuore al neroazzurro. La mia prima volta vera allo stadio, l’unica brutta da quando seguo l’Inter, perchè fu sconfitta per mano dei granata che con Di Michele e Giampaolo affossarono i nerazzurri e molte big all’Arechi, quell’anno. Di Ronaldo in quella gara poco o niente, tant’è che toccò a loro due, ai miei genitori, consolarmi (come sempre hanno fatto fin quando non diventi abbastanza maturo da capire che il calcio è solo un meraviglioso sport) all’uscita dallo stadio.

Tornando a lui, però, spesso mi chiedono: perchè il Fenomeno è il migliore di tutti? Facile, perchè Ronaldo univa le sue doti alla velocità. Era semplicemente impressionante.  Specie in quel biennio magico, quello iniziale, condito dal Pallone d’oro con l’Inter. Tecnicamente era spaventoso, uno spettacolo garantito, da solo valeva il prezzo del biglietto…

Ronaldo ha unito tutti i tifosi nerazzurri

Quando mi dicono di descriverlo, finisco spesso senza aggettivi. Ronaldo in campo era unico, segnava in tutti i modi. Aveva una classe immensa. Divertiva ed esaltava stadi interi.

Ha unito intere generazioni, dalla Coppa Uefa al fallo di Iuliano, ma soprattutto, ha legato tantissimi bambini al nerazzurro, nonostante in quel periodo l’Inter non era la squadra a cui ci si legava perchè vinceva. Un calciatore straordinario che insieme a Baggio, Vieri e Zamorano ha fatto sognare i tifosi nerazzurri. L’unico tra i pochi, capace di vincere da solo una partita.

Le premesse perchè diventasse il più grande, c’erano tutte, della sua carriera c’è poco da dire, basti pensare che a 17 anni vinceva il primo Mondiale con il Brasile. Massimo Moratti era follemente innamorato di lui, non a caso versò l’intera clausola rescissoria di 48 miliardi di lire presente nel contratto del calciatore, che aveva appena rinnovato il proprio contratto con il Barcellona.

La sua storia con l’Inter

Il 12 settembre a Bologna Ronaldo segna il primo gol in serie A, grazie a una finta che manda al bar Massimo Paganin, poi allarga le braccia per volare di gioia sotto la pioggia del Dall’Ara. Un mesetto più tardi, tripletta in coppa Italia a Piacenza. L’ultimo gol, tra i tantissimi più belli, con slalom da destra a sinistra tra cinque paletti umani, fa saltare in piedi tutto lo stadio. Il popolo nerazzurro comincia a cantare con orgoglio: “Il Fenomeno ce l’abbiamo noi”.

A Milano era giunto l’uomo che poteva cambiare la storia:  4 gennaio 1998: Inter-Juve 1-0. Ronaldo in quella gara non incide, ma la risolve quando decide di partire sulla fascia destra. Iuliano, cerca di fermarlo, aggrappandosi e scalciando, come il passeggero che tenta in tutti i modi di salire su un treno in corsa. Djorkaeff deve solo spingere in rete il pallone che porta l’Inter capolista a + 4 sulla Juve. Poi il 22 marzo 1998: Milan-Inter 0-3. Tra i due gol del Cholo Simeone, il Fenomeno inserisce un delizioso esterno destro che scavalca Sebastiano Rossi. La Nord che canta: “Il tabellone, guardate il tabellone! “. Il grande Peppino Prisco che gongola e infierisce: “Peccato il 4-0 sbagliato da Cauet”. Dopo la doppietta alla Roma con due delle sue solite accelerazioni spaventose, il giallorosso Candela riconosce: “Per fermarlo ci volevano i Carabinieri”.

In Italia o in Europa la musica è la stessa. Per fermarlo devi sparargli. Tre giorni dopo la doppietta all’Olimpico, Ronie ne realizza un’altra a Mosca, su una lastra di ghiaccio che si trasforma in una risaia di fango. La seconda rete allo Spartak del Fenomeno è da paragonare al vangelo: in un amen parte, cammina, anzi scatta sulle acque, aggira il portiere e mette dentro, prima di ammettere in conferenza stampa che “Mi sembrava di essere a Bento Ribeiro, quando pioveva forte ed uscivamo a giocare nelle pozzanghere”.

L’Inter è in finale di coppa Uefa. Una coppa che poi vincerà, con il sigillo alla sua maniera nel “grand hotel” del Parco dei Principi di Parigi, dove s’ingoia metà campo, mette a sedere Marchegiani con una finta, lo aggira e parcheggia in rete il 34° gol stagionale.

Gli infortuni, il grande rammarico di una carriera che poteva essere ancor più grande

E peccato che prima, quel famoso 26 aprile 1998 Ronaldo aveva seminato nuovamente luliano, che stavolta neppure ci prova a salire sul treno in corsa. Lo ferma con il corpo e con le mani. Per l’arbitro Ceccarini, e pochi, pochissimi altri, non è rigore. Ronaldo tuona: “Mi sento derubato. Il calcio è allegria se si gioca 11 contro 11, non 11 contro 12. Ma il mondo intero aveva visto quello scandalo. E solo dopo si capirà la verità di quella partita.

“Ronaldo è un’enciclopedia che sfogliamo solo noi”, diceva Moratti. Tutti convinti che con un fuoriclasse del genere il futuro splenderà più della finale di Parigi. Ma quel maledetto tendine rotuleo inizia a spezzarsi  come un elastico, con il suono di una frustata secca. Il ponte è crollato, la luna si è staccata dal cielo. Ronaldo esce in lacrime, ripetendo “mamma” e “papà”. Una pagina triste da ricordare, figuriamoci da riportare.

Nonostante il calvario però la storia tra Ronaldo l’Inter, calcisticamente si conclude nel peggiore dei modi. Dopo il rientro alla fine del 2001 in tandem con il suo amicone Vieri, ha diversi diverbi con Cuper, che ne rallenta il rilancio e gli grava la spalle con sacchi di sabbia da portare saltellando sui gradoni. Convivenza complicata, ma il 5 maggio 2002 Ronaldo è comunque titolare nel match della grande rivincita sul destino: ancora l’Olimpico, ancora la Lazio, per la scontata festa scudetto, tra 50.000 tifosi nerazzurri.

Invece finisce di nuovo in lacrime. L’Inter perde in modo inspiegabile e riconsegna lo scudetto alla Juve. Il suo capitolo con l’Inter si conclude così. Con il ricordo del passaggio al Real Madrid, che lo prelevò ai nerazzurri come la Francia ha fatto con la nostra Gioconda, fino al tanto discusso passaggio al Milan, definito da molti come un vero e proprio tradimento. Ha vinto praticamente tutto anche a livello individuale, ad eccezione della Champions.

E mentre molti dicono di essere interisti dalla nascita, tanti altri lo sono diventati grazie a lui, l’unico vero Fenomeno. Definirlo traditore, specie per come è andata a concludersi la sua carriera e per l’amore che ancora oggi dimostra all’Inter, è forse esagerato. Ciò che è certo è che gli interisti veri non lo dimenticheranno mai, Buon Compleanno Ronie. L’unico grande Fenomeno, il più grande di tutti!

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