Inter

L’Architetto del bosco verticale Boeri: : “Tifare Inter allena alla vita, Spalletti…”

Il derby, quello vero, sarà a San Siro tra 19 giorni, ma domani Psv-Inter sarà un derby giocato tra… Boschi Verticali.

Merito di Stefano Boeri, l’architetto che ha creato il celebre grattacielo extralusso milanese: tifoso interista da sempre, a Eindhoven sta realizzando un nuovo Bosco, il primo dei suoi grattacieli destinati all’edilizia popolare, con canoni mensili che non potranno superare i 700 euro.

«In un certo senso sarà una partita speciale – racconta sorridendo Boeri –. I miei clienti olandesi mi hanno invitato a Eindhoven ma non credo di farcela. Ho una conferenza stampa in Triennale al mattino, però non è detta l’ultima parola. Il posto allo stadio ce l’ho…».

Che partita sarà? «Il Psv fa paura, l’ho visto in tv battere l’Ajax: è una squadra molto compatta e veloce come spesso sono le olandesi, giovane, atleticamente valida. Ha vinto tanto nella sua storia, con Hiddink ha fatto anche il Triplete come l’Inter: queste sono cose che restano. E poi ha Van Bommel in panchina: l’ex Milan vorrà prendersi la rivincita per la finale del 2010 persa in campo con il Bayern».

Stefano Boeri un vero interista

Che cosa è l’Inter per lei oggi? «L’interismo è un fiume che scorre profondo, anche nei momenti di insuccessi. Noi interisti ci siamo abituati, ma quel fiume è sempre potente. Essere interista significa amare una squadra mai prevedibile, è un allenamento alla vita: i bimbi che tifano Inter vengono allenati con una sorta di “antidoto” alle difficoltà di tutti i giorni».

L’Inter di oggi è «verticale»? «Mi piace, finalmente ha una panchina adeguata. Mi convince quello che sta facendo Spalletti, come tecnico e come persona, e non solo perché vive al Bosco Verticale… Icardi ha tanti margini di miglioramento, Nainggolan mi è sempre piaciuto, vediamo quando riuscirà a esprimere la sua forza. Una sofferenza grande è stata aver perso Cancelo, giocatore eclettico ma disciplinato: per me era davvero eccezionale».

E di Lautaro che cosa pensa? «Potrebbe essere una specie di “sottopunta”, ha i numeri e col Cagliari al di là del gol mi è piaciuta la sua intelligenza. Io divido i campioni in due generi: i giocatori che prendono la palla e con il loro corpo la accompagnano in gol, campioni velocissimi come il vecchio Ronaldo o Messi.

Poi ci sono gli Ibra, che sanno giocare la palla come fossero delle fionde: magari non sono sempre al centro dell’azione ma sanno dove finirà la palla prima degli altri e sono straordinari anche nel passaggio. Lautaro è così: ha grande visione tattica, una qualità speciale per un ragazzo così giovane. Questa cosa non si impara: o si ha o non si ha».

Madrid 2010 il ricordo di un sogno

Era a Madrid per la vittoria del 2010, come vive il ritorno nell’Europa dei grandi? «Tornare in Champions è bellissimo, per noi interisti è una sorta di ricompensa, questo torneo è una cena di gala, dove si misurano tutte le eccellenze.

Ci stiamo avvicinando sempre di più a un campionato per le squadre più forti: credo che possa essere un progetto quasi necessario per l’Europa».

Il sindaco Sala ha detto «continuo a sperare che IntereMilan accettino di stare insieme a San Siro»: lei sta dalla sua parte? «Sì, sullo stadio la penso come Sala. Moratti mi aveva chiesto uno stadio per l’Inter e avevo pensato a un impianto che sembrava una Luna, piena di colori. Io l’Inter la associo a una donna appassionata, volubile. Una Luna con i colori della notte e dell’azzurro del cielo.

Tuttavia l’idea di condividere San Siro tra Inter e Milan mi piace e si potrebbe sviluppare: non parlo solo di giocare alternandosi come oggi, parlo di due stadi in uno, con ogni club che ha un suo spogliatoio, zone dedicate, suoi ingressi. Sarebbe una cosa unica: uno stadio con due identità stabili. Sarebbe una cosa bellissima e molto milanese.

Milano è la città di Inter-Milan, Motta-Alemagna, MondadoriRizzoli: bipolarità che hanno sempre operato su un terreno comune accettando la sfida».

A proposito di derby e di Bosco Verticale: come procedono i lavori a Eindhoven? «Il cantiere in Olanda è partito, per la primavera del 2020 vedremo la torre finita. È un progetto importante: lavorando sulla prefabbricazione delle facciate abbiamo realizzato un sogno, un edificio in grado di affrontare le due grandi questioni delle città di oggi, quella dell’ambiente e del cambiamento climatico e quello della povertà, riuscendo a dare le case ai più giovani e a quelli che hanno meno risorse».

Anche a Nanchino, la città di Suning, c’è un suo Bosco Verticale. Per caso ha mai incontrato Mister Zhang? «No, ho conosciuto il figlio Steven. Sono stato nella sede di Suning e ho parlato con il vicepresidente. Mi piace quello che stanno facendo per l’Inter. Conosco bene la Cina, sono una delle realtà più intelligenti, sono imprenditori illuminati».

Back to top button