L’Inter di Spalletti conduce il gioco a Roma, il Var la ferma

L’Inter, che ha condotto a lungo, ha più da recriminare, anche per una spallata in area di Manolas su Icardi nel finale. Però pur dando l’impressione di essere più forte, due volte in vantaggio, non ha saputo chiudere il match.

Una squadra dalle sue ambizioni non può permetterselo. Spalletti, fischiatissimo ed espulso nel finale, avrebbe potuto intercettare meglio la stanchezza di Wembley. Tardivi i cambi, soprattutto a centrocampo che alla lunga, senza incontristi di ruolo, ha sofferto.

Di Francesco invece ha iniziato prudente, conscio del momento delicato e delle assenze, ma di cambio in cambio, tutti costruttivi (Perotti, Kluivert, Pastore) ha pilotato la bella reazione della Roma che ha saputo restare fredda nonostante il torto subìto e ha meritato il punto. Eusebio è stato spesso deluso dal cuore della squadra. Da questa prova etica può ripartire. Ha giovani (ancora bravissimo Zaniolo) e qualità tecniche per risalire in fretta. A parte la Juve, nessuno vola.

L’Inter a tutto campo dalla difesa all’attacco

Spalletti con due sorprese: Keita per Politano e soprattutto Borja Valero per Vecino che significa 4-3-3 e non 4- 2-3-1. Fuori dall’arida matematica, vuol dire che l’Inter ha preferito il palleggio alla ripartenza verticale. Vuole salire facendo dialogare Brozovic, perno basso, con due spalle di tocco quali Borja e Joao Mario. Il 61% di possesso alla fine del tempo dimostra che il piano è riuscito.

Strano, se ripensiamo alla storia recente della sfida, quando è sempre stata la Roma a costruire di più e l’Inter a spendere la sua fisicità in contropiede. Questa Roma, travagliata dalle polemiche e dalle sconfitte, accetta di lasciare il pallone agli altri e si dispone con l’umiltà dei convalescenti: linee strette e Zaniolo a caccia continua dell’ideologo Brozo.

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