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Il giorno dopo Inter Sassuolo, alla ricerca di cosa non va

Dopo Inter Sassuolo di ieri sera i tifosi si guardano tutti con quell’aria confusa, smarriti, frugano anche nelle tasche come se potesse uscire da li una soluzione. Ancora qui a parlare delle due punte, del perché Lautaro  Martinez se ne stia seduto tristemente in panchina mentre la sua squadra non tira nemmeno in porta.

A volte assistono a partite di squadre bruttine, che si salvano con un goal di ginocchio all’ultimo respiro, le vedi lottare, le vedi dare tutto, le vedi assediare l’avversario. Se poi quell’ avversario ti ha già tolto tre punti all’andata,  pianti le tende nella sua area e porti a casa i tre punti.

Gli interisti hanno visto Inter Siena, in un freddo e lontano gennaio 2010, quando sul risultato di 3 a 3 a pochi minuti dalla fine Jose Mourinho ordinò a Walter Samuel di andare avanti. E lui il muro argentino dopo uno scambio con Goran Pandev piazzò un sinistro all’incrocio dei pali: tre punti, Siena battuto e S. Siro in delirio. Gli interisti vivono di queste emozioni, vogliono queste emozioni, perché il calcio è gioia e l’Inter è follia allo stato puro.

Inter Sassuolo: poco gioco, poche occasioni, 3 indizi fanno una prova

A dire  il vero gli indizi sono molti di più, questi sono solo gli ultimi. Quando a Verona prendi un goal da un attaccante di 40 anni allo scadere, sul campo di una squadra con solo 3 punti in classifica dopo un girone intero. Quando dopo anni di assenza sei a pochi centimetri dagli ottavi di Champions league. Devi  solo battere una squadra (il Psv) senza pretese davanti ad uno stadio stracolmo, e non ci riesci anzi, vai più vicino a perdere che a vincere.

Quando giochi di fronte ad oltre 10. 000 bambini, a cui devi fare dimenticare del perché uno stadio sia chiuso, non ci siano nè colori nè tifosi. Li devi prendere per la mano e farli diventare tuoi tifosi per la vita. Devi guardare indietro, alla prima curva del Gran Premio  come disse Luciano Spalletti dopo aver perso in quel di Reggio Emilia. Invece di curve ne sono passate tante, forse troppe. Questa Inter anzichè migliorare sembra inciampare sempre nello stesso filo: poco gioco, ricambi non all’altezza, zero grinta e voglia di vincerla ad ogni costo, con il coltello tra i denti.

Il popolo neroazzurro inizia a mugugnare anche nei confronti di un allenatore che finora ha sempre difeso. Il tifoso interista non lo incanti con conferenze stampa  teatrali. Vuole che chi è in panchina possa inventarsi un Samuel centravanti, possa prendere per mano S.Siro. Il tecnico dell’Inter deve avere anzitutto carattere da vendere. E allora orecchie tese mister Spalletti, che sulla piazza a mostrare i loro muscoli ci sono allenatori come Antonio Conte e Josè Mourinho. Serve un cambio di mentalità, ma serve da subito che sia la società a cambiare a giugno.

 

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