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Capello: “Inter, Skriniar e De Vrij tra i più forti. Col Barça test per capire se…”

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Fabio Capello, comincia una settimana di grande calcio: le rotte della Champions portano in Italia Psg, Barcellona e Manchester United. «Galà che valorizzano il nostro calcio, anche perché in tutte le sfide avremo squadre protagoniste e non sparring partner».

La più delicata, a prima vista, è la partita di domani al San Paolo: ritiene che Napoli-Psg sia uno spareggio? «Può esserlo, di sicuro sarà un bel match. Agli azzurri può andare bene anche un pari, ma il rendimento più recente autorizza ambizioni maggiori. Bisogna solo stare attenti ai fuoriclasse francesi, un solo colpo può fare la differenza».

Tra i pali ci sarà Buffon. Sensazioni? «Un italiano tra gli avversari è sempre un’emozione. Gigi, da grande giocatore qual è, aggiunge forza e personalità al Psg».

Perché, nonostante gli enormi investimenti, in Europa la squadra di Tuchel fatica? «Perché i livelli sono diversi. In Ligue-1 vince in scioltezza, in Champions è un’altra cosa».

Ancelotti, a Napoli, ha oscurato in fretta Sarri. «Entrambi hanno dato qualcosa alla squadra, Ancelotti ha trasmesso le proprie idee come feci io arrivando al Milan dopo Sacchi. Certo, se erediti squadre con mentalità vincente e qualità elevata è più facile».

L’Inter di Spalletti pronto ad affrontare il Barcellona

Sempre domani, scenderà in campo l’Inter. «Ottima squadra, tecnica e fisica».

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Si aspettava un cammino così spedito dopo le difficoltà dell’ultima stagione? «Era prevedibile perché un allenatore, al primo anno, deve lavorare sulla testa, sul cambio di mentalità. Aver ottenuto la qualificazione in Champions all’ultima giornata ha rappresentato comunque uno step importante. Un punto di forza sono i due centrali difensivi, fra i più bravi e forti in assoluto».

Il Barcellona, al di là dell’impiego di Messi, vicino al recupero, sarà avversario durissimo. «Sarà un test generale per capire se il calcio italiano ha ancora difficoltà contro quello spagnolo: il nostro pressing, anche di recente, non ha creato troppi problemi a squadre abituate a giocare di prima e con la palla tra i piedi. Il Barcellona è culla del tiki taka, benché con Valverde verticalizzi di più».

Mercoledì, Juventus-Manchester United: Pogba tornerà nello stadio in cui s’è trasformato da promessa in top player. «Coincidenze del sorteggio, inevitabili suggestioni. Non è stato semplice, per Pogba, abituarsi al calcio inglese che aveva respirato solo a livello giovanile. Oggi, però, è sicuramente più coinvolto: sotto questo aspetto, le musate di Mourinho sono servite».

Il ritardo in Premier del Manchester rischia di trarre in inganno? «Contano la struttura della squadra, l’esperienza, la qualità dei suoi campioni. Lo United merita il massimo rispetto e resta temibile, ma la Juventus, a Old Trafford, ha impressionato per personalità e convinzione». In campionato non sempre è così brillante. «Semplicemente perché gioca con sufficienza».

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Un riflesso evidente è sui gol subiti: 8 in Serie A, zero in Champions League. «Appunto. Penso dipenda anche da Chiellini, uno che sa trasmettere ai compagni la tensione, la determinazione e la rabbia con cui gioca: in Champions c’è sempre, in campionato, a volte, Allegri lo fa riposare».

Sufficienza o no, il cammino bianconero è trionfale: la Juventus ha appena strappato il suo record di punti. E lei disse, anni fa, che il campionato italiano non era allenante. «Adesso è cresciuto moltissimo, è aumentato il livello. I grandi club stranieri non sono più venuti a prenderci i calciatori più forti e anzi alcuni grandi stranieri hanno scelto di giocare da noi».

Uno su tutti. «Ronaldo è stato un grande colpo non solo per la Juventus, ma per il calcio italiano: è il più forte e lo dicono i Palloni d’Oro che non si vincono per raccomandazione ma sul campo. Più hai campioni accanto, più ti alleni e ti confronti con loro e più cresci. E’ così in tutti gli sport».

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In trasferta ci sarà solo la Roma, ospite del Cska. «Mi piacerebbe vedere i giallorossi giocare con più rabbia, ma a Mosca, sulla carta, non avranno problemi. Il Cska ha battuto il Real a sorpresa, ha buoni calciatore ma resta un avversario abbordabile. Ovviamente nei limiti della Champions che impone massima concentrazione in qualsiasi partita».

Come spiega la crisi del Real? «Intanto non ha più Ronaldo che, come Messi, ti fa partire sempre, o quasi sempre, da uno a zero: se non è un gol è un assist, se non è un assist è un uomo portato via. Inoltre, Lopetegui strappato alla Nazionale ha rotto qualche equilibrio. Una bottega difficile come quella madridista non dà tempo, impossibile sopportare a lungo l’assenza di gioco e soprattutto risultati».

Una stagione perduta? «Calma, specie in Champions bisogna aspettare aprile: le cose cambiano e in mezzo c’è il mercato invernale».

Quindi non è opportuno indicare già ora la Juventus come grande favorita? «E’ presto. Però possiamo dire chiaramente che la Juve ha evidenziato una mentalità da Champions, affrontando con convinzione e rilassatezza anche i grandi impegni europei».

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