Editoriale

Colui che “non segnerà mai in Champions”, invece, l’ha messa ancora

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Il capitano dell’Inter, continua a smentire tutti, a suon di gol

“Eh ma è facile segnare con le piccole in questa Serie A, vedrete quando giocheremo la Champions. Non segnerà mai…”. Che Mauro Icardi non piaccia proprio a tutti (interisti compresi), ormai è noto.

Molti tifosi nerazzurri l’avrebbero ceduto volentieri alla Juventus in cambio di Higuain. Gli stessi che probabilmente ora non vogliono Marotta, solo perchè è della Juventus, nonostante sia stato recentemente premiato come miglior dirigente europeo. Ma questa è un’altra storia. Ad ognuno il suo.

Icardi è all’Inter dal 2013, segna a raffica,  110 gol in 189 gare,  è tra i più giovani attaccanti   della storia dell’Inter ad aver segnato così tanto. Eppure, non piace. Tanto da avere addirittura i cosidetti “haters”, pronti a scatenarsi ad ogni suo “fallimento”. Un paradosso assurdo. Folle. Specie perchè stiamo pur sempre parlando del capitano della squadra che in molti dovrebbero tifare e sostenere.

Icardi è da anni il trascinatore indiscusso dell’Inter. Ha fatto parlare per lui le classifiche marcatori. E poco importano le chiacchiere dei soliti noti: “gioca  male”, “non aiuta la squadra”, “ha la curva contro”, “ha scritto il libro”, “ha la moglie che cerca rinnovi”. Poi però li vedi esultare, magari intonare anche il suo nome.

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In molti aspettavano i passi falsi in Champions, titoli di giornale già pronti, webcam già in standby. Niente da fare. Contro il Tottenham ci sono andati vicini a “gioire”. Poi, nella solita partita che sembra opaca, la zampata. Quella che solo i campioni, i trascinatori, i capitani veri, possono piazzare. Un gol sensazionale, memorabile, eterno: tanto per la sua bellezza che per la grande spinta che ha saputo dare ai compagni e a San Siro. Una serata storica, quella del ritorno in Champions, condita dalla pazza rimonta nerazzurra firmata da Vecino.  Il colpo da campione che molti non si aspettavano potesse arrivare; soprattutto, molti non si aspettavano un gesto così importante dal capitano, dopo una partita così difficile.

E la storia, anche ieri si è ripetuta. Quasi con lo stesso destino. Ma con un Icardi completamente diverso. Perchè l’argentino è stato sicuramente tra i migliori, oltre che decisivo. E ha smentito tutti nuovamente, non solo per il gol, ma anche e soprattutto per la “partecipazione”. Perchè ha dato l’anima fino alla fine, rincorrendo Hendrix, non il chitarrista, ma il regista del PSV al 92esimo,  recuperando  la palla che ha messo in ghiaccio il successo. 2 su 2 e tutti a casa, altro che “non ha esperienza”. La storia di Ronaldo e Milito, che prima dell’Inter non avevano mai giocato la Coppa dalle Grandi Orecchie, dovrebbe insegnare.

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Icardi ha qualcosa di speciale, perchè oltre le critiche e gli errori, segna sempre. Tanti attaccanti si sono dovuti “adattare” in questa dimensione ambigua, fra l’osannato e il perennemente criticato. La realtà però è che il  valore tecnico dell’argentino è indiscutibile: sono esenti da critiche la sua potenza nel gioco aereo, la dimestichezza nell’utilizzo del fisico, il cinico senso del gol e la bravura nei tagli dietro le difese avversarie. Poco importa che segna molto ma non riesce a incidere marcatamente fuori dall’ambito del gol: nulla di strano  per un centravanti. Anche se i miglioramenti, anche in questo sono evidenti.

Icardi può essere sintenticamente definito come  il re del pragmatismo, un giocatore a cui bastano pochi tocchi per fare gol. E’ speciale perchè  ha un proprio modo di giocare. Piaccia o no. Fuori dal campo è esemplare. E  se con tutti gli allenatori passati ha sempre giocato (e segnato), un motivo ci sarà.  Spalletti lo ha paragonato a Zanetti, come riferimento assoluto, snobbando così la domanda su Totti. Miglior complimento per Maurito non poteva arrivare.

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I più attenti noteranno il distacco che ha a fine partita con la curva. La storia la conoscono tutti. Sarebbe quasi giunta l’ora di ricucire un rapporto  fondamentale. Ma non spetta a lui fare il primo passo. Ci sono vite che capitano e vite da capitano. Quella di Icardi all’Inter è una storia destinata a proseguire ancora, a ritmo di gol, parole d’amore, e perchè no, anche vittorie importanti. Con buona pace dei critici. Perchè “Il mio obiettivo, al di là dei gol, è vincere con la squadra. Se poi arrivano altri traguardi a livello personale, va bene. Ma la cosa che conta di più è che l’Inter vinca e continui a fare bene, come sta facendo”. Più chiaro di così.

 

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