Fabrizio Biasin, l’editoriale sulla cessione di Coutinho fa sorridere i tifosi

Fabrizio Biasin, l’editoriale sulla cessione di Coutinho fa sorridere i tifosi

L’editoriale di Fabrizio Biasin

In un lungo editoriale pubblicato su Esquire.com, il giornalista di fede nerazzurra Fabrizio Biasin ha parlato della vicenda Philippe Coutinho.

“Philippe Coutinho è finito al Barcellona. Il Barcellona ha pagato Coutinho 160 milioni di euro al Liverpool. L’Inter aveva venduto Coutinho al Liverpool per 10 milioni. Il Liverpool ha già detto che rimborserà le maglie rosse con la scritta “Coutinho” a chi lo vorrà. Il Barcellona venderà le nuove maglie blaugrana con la scritta “Couthinho” per rientrare almeno in parte dell’investimento.

(Sinapsi sui sacchetti-bio).

Con 160 milioni, volendo, ci compri 8 miliardi di sacchetti-bio da 2 centesimi. All’Inter andrà l’1.5% dell’operazione, ovvero 2.4 milioni. Che poi sono 120 milioni di sacchetti-bio.

Stiamo andando fuori strada.

(Altre sinapsi).

Coutinho è un brasiliano molto forte. Non così forte da valere 160 milioni. Ma al Barcellona frega nulla: ne hanno incassati 220 per Neymar, spesi 140 per Dembelé e ora fanno cifra tonda (+160 = 300) con il piccolo Cou.

(Altre ancora, più indignate).

Il piccolo Cou piace molto a mister Valverde. Presumibilmente anche a Messi. Il piccolo Cou permetterà al Barcellona di tornare a fare il tiki-taka come Dio conanda. Almeno sulla carta. Il piccolo Cou sarebbe l’acquisto perfetto se, in ballo, non ci fossero ragionamenti del genere “ma dove sta finendo il calcio”. Questi ragionamenti in ogni caso fanno venire il latte alle ginocchia e, soprattutto, fregano zero ai dirigenti catalani o inglesi.

(Sinapsi a carattere retorico).

L’Uefa che si indigna con chi non rispetta il fairplay finanziario (ovvero diverse squadre in difficoltà) qui se ne fotte abbastanza e, anzi, gongola perché “più gira il grano meglio è”. Il Barcellona diventa una squadra fortissima, ancora più di quanto già non lo fosse. Il Barcellona si comporta all’opposto della Juve che, invece, ragiona sulle “opportunità di mercato” e col piffero spende certe cifre, al limite le incassa. La Juve tra l’altro ha disputato due finali di Champions negli ultimi 3 anni, ovvero più del Barcellona, ma questo all’Uefa interessa poco, molto meglio chi spende cifre assurde.

(Sinapsi su “dove sta andando il calcio”).

Sulla scia lunga degli investimenti alla Neymar, Dembele, Van Dijk (recentemente acquistato proprio dal Liverpool per 84 milioni), Cou eccetera, la prossima estate non dovremo stupirci se – chessò – Jankto varrà 50 milioni e per me o te qualcuno offrirà anche 3,000 euro.

Siamo oltre la logica, ma questo non significa che sia tutto uno schifo, anzi. Il mercato “drogato” è un’opportunità per chi sa fare calcio e un grosso rischio per chi sputtana capitali a caso. Prendete Lotito: se fino a ieri per Milinkovic-Savic si sarebbe “accontentato” di 70 milioni, da oggi ne chiederà 100, anche 110, e di sicuro troverà qualcuno disposto a spenderli. Ma non in Italia.

(Sinapsi sulla “povera serie A”)

L’affare Coutinho dà diverse dritte alla nostra bistrattata serie A: ci conviene dimenticare i giocatori già affermati e, invece, dobbiamo sperare che qualcuno scovi futuri fenomeni. Solo la Juve può permettersi certi investimenti, ma oltre i 50/60 milioni è difficile che si spinga per legittima scelta societaria. E con 50 milioni, ormai, ci compri poco più di un buon terzino (o 2 miliardi di sacchetti-bio).

(Sinapsi sul piano-Platini).

Questo significa che la forchetta tra i poveri cristi e l’elite dei miliardari-pallonari si allargherà sempre più. E così facendo si realizzerà il piano diabolico messo in atto dal desaparecido Platini qualche tempo fa: far credere a tutti di essere importanti, dare la possibilità a quei “tutti” di partecipare, ma consentire a pochissimi di poter vincere. Una colossale presa per il culo, talmente evidente che pure il buon arbitro Calvarese riuscirebbe a vederla, senza financo dover utilizzare il Var. Ma quella che stiamo raccontando (peraltro malissimo) è un’altra storia, la storia di un piccoletto nato a Rio 25 anni fa che va a giocare al fianco di un piccoletto nato a Rosario: a prescindere da “quel che è eticamente giusto” ci sarà da divertirsi.”

Questo è quello che scritto Biasin su Esquire.com. Pensare che l’Inter aveva tra le mani uno dei talenti migliori in circolazione e ha dato la possibilità al Liverpool di navigare in un mare di soldi, fa rabbia.