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(EDITORIALE) Fabrizio Biasin: “Il problema dell’Inter è l’Inter”

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Le parole di Fabrizio Biasin

Si parla sempre più di caos in casa Inter. In una sera i nerazzurri si sono ritrovato a combattere con un post sospetto del capitano Icardi e con la trattativa per Pastore andata quasi in fumo. Secondo Fabrizio Biasin, l’Inter è la causa stessa del proprio male.

Ecco cosa ha scritto il giornalista per Esquire.com

“Tutti quanti parlano dei problemi dell’Inter: i problemi dell’Inter, i problemi dell’Inter, i problemi dell’Inter, i problemi dell’Inter, i problemi dell’Inter, i problemi dell’Inter, i problemi dell’Inter, i problemi dell’Inter, i problemi dell’Inter, i problemi dell’Inter, i problemi dell’Inter, i problemi dell’Inter. E poi si parla anche dei problemi. Dell’Inter. 

Per quasi tutti gli esperti, “i problemi” dell’Inter sono fuori dall’Inter: il giocatori che giocano da un’altra parte, gli allenatori che allenano da un’altra parte, i dirigenti che dirigono da un’altra parte. I problemi sono “quello che non c’è”, perché “quello che c’è” è certamente da gettare nell’indifferenziata. Non siamo d’accordo: trattasi di balle, paraventi, facili soluzioni che poi vai a vedere e non risolvono una mazzafionda. 

Il problema dell’Inter è l’Inter stessa, la sua fottuta paura “post-Triplete”, la continua tendenza a voler credere che le soluzioni si possano acquistare al mercato del calcio. Perché “questo sì che è diverso dagli altri” e invece nel giro di qualche tempo anche “questo” finisce nell’indifferenziata (“e allora compriamone un altro!”). I problemi dell’Inter si chiamano paura, pavidità, sfiducia, terrore, mancanza di autostima, tendenza a farsi la cacca addosso quando subentra il problema, rifiuto di affrontare l’ostacolo come capita a certi cavalli fifoni.

Il problema dell’Inter, signori, è “il morbo”.

Parliamo del morbo-nerazzurro. Il morbo-nerazzurro è quella malattia che ti fa credere che senza Pastore non puoi battere la Spal. Questa, fidatevi, è una cazzata. La Spal non la batti perché non c’è Pastore, semmai per questioni di paura, pavidità, sfiducia, terrore, mancanza di autostima, cacca addosso ecc. ecc.

Il morbo-nerazzurro è quella roba che ti entra nel cervello nel momento stesso in cui pensi “questa volta ce la faccio”. E invece no: proprio quando ce la stai facendo, quando le cose si mettono bene, quando “questa è la stagione giusta”, lui arriva e ti fotte. E sai perché? Perché non ti fidi di te stesso e allora guardi quello al tuo fianco che a sua volta sta guardando te: e a quel punto invece di darvi forza l’un l’altro, finisce che vi fate la cacca addosso.

L’Inter ha una fottuta paura di se stessa e il dramma è che si tratta di “paura contagiosa”: attecchisce prima sui giocatori più limitati, poi contagia quelli più forti, infine si mangia tutti quanti, come se si trattasse di un morbo, appunto. E questo morbo non fa sconti, si attacca e contagia anche gli allenatori, perfino Spalletti che di questa squadra doveva (deve!) essere dottore, guaritore, miracoloso sciamano. Spalletti a Ferrara ha sbagliato tutto o quasi: la formazione, i cambi, le dichiarazioni. Spalletti ha perso il filo quando sembrava aver vestito i panni della mitologica Arianna: ha preso il gomitolo e lo ha gettato nel cesso dell’insicurezza, del “cambiamo e modelliamo in attesa del mercato”.

Il mercato è la soluzione se non hai altre soluzioni, lui le aveva trovate: aveva scelto una squadra brutta ma solida, l’ha temporaneamente trasformata in una squadra brutta e senza idee. Perisic e Candreva sembrano zombie e non solo per problemi “di condizione”: il primo si incastrava a sinistra con Nagatomo, il secondo a destra con D’Ambrosio. Gli infortuni e le scelte hanno distrutto le due catene e il risultato… è la paura.

“Ma per fortuna ci sono ancora 48 ore di mercato e, comunque, il calendario sorride…”. Cazzate. “Mercato” e “calendario facile” sono solo alibi per chi sceglie di non voler affrontare il problema: non servono 45345 altri giocatori “certamente fortissimi” che arrivino da fuori per poi essere ammorbati a loro volta, servono antidoti da versare nelle borracce di coloro che in un modo o nell’altro sono ancora al quarto posto, non al 233123esimo. Servono uomini, serve quella cosa senza nome che non ti fa pensare alla maglia dell’Inter come a un vestito temporaneo, ma come a un tatuaggio indelebile. Serve che tutti prendano esempio dal tizio che nessuno voleva e che, ora, è l’unico che pare essere immune al morbo: Skriniar.”

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