Inter News

GdS – Icardi: “Cambiato tutto con Pioli, con Suning scudetti e Champions”

Pubblicità

Il capitano dell’Inter si racconta

Mauro Icardi si è concesso in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport quest’oggi. La riportiamo di seguito.

Icardi, la rimonta per arrivare in Champions è davvero possibile?

«Sì, non lo dice solo l’ambizio­ne di questa società. Ma lo dice anche l’andamento di dicem­bre. Abbiamo vinto tre partite di fila e trovato l’equilibrio».

Quale avversaria la preoccupa di più tra Roma, Napoli, Milan, Fiorentina e Atalanta?

«Nessuna. Nutro un sincero ri­spetto per tutte le squadre riva­li, ma dobbiamo pensare solo a noi stessi. Dipende solo da noi il futuro, saremo gli artefici del nostro destino. E poi a maggio ne riparleremo».

Cinque punti non sono poi così tanti…
«È proprio da quello che dobbia­mo ripartire. Il terzo posto è lì, al­la portata, e sarebbe un imperdo­nabile errore farselo sfuggire».

Cosa avete assorbito del pessimo girone di ritorno dello scorso campionato?
«Dobbiamo esser consapevoli di quello che abbiamo fatto l’anno scorso. Dopo aver fatto un ottimo girone di andata, ab­biamo perso la concentrazione e il ritmo buttando via tutto già a gennaio. Questo ci deve servire per capire che serve alle­narsi e giocare con la stessa mentalità degli ultimi tempi per non cascare nuovamente in quegli errori».

Con Pioli su cosa state lavorando?
«Soprattutto sulla testa, sulla concentrazione. Anche perché tutto parte dalla testa. E non possono reggere attenuanti fi­siche in questo periodo, siamo solo a gennaio, manca ancora metà stagione».

A proposito di Pioli, cosa è cambiato con il suo arrivo?

«Ha cambiato la mentalità del­ l’Inter, ha ridato fiducia a tutti, anche a coloro che giocavano poco con De Boer e che nono­stante la svolta in panchina continuano a giocare meno».

Era necessario dare un segnale insomma…
«La situazione con De Boer era diventata insopportabile. I gio­catori meno utilizzati erano davvero scontenti e non parte­cipavano con molta voglia nemmeno alle esultanze, ai momenti di gioia del gruppo. Adesso con Pioli l’aria è cam­biata, anche chi gioca poco si sente coinvolto nel progetto e ha piacere di far parte di questo gruppo».

Leggi anche  La Cattedrale del Calcio diventerà la più bella al mondo? Gli scenari

Eppure anche con Pioli siete rimasti in 29, solo adesso qualcuno lascerà la squadra come Melo, Jovetic…

«La testa coman­da il corpo. L’al­lenatore ha tro­vato le corde giu­ste per tenere tutti coinvolti an­che se ogni weekend ci sono 18 scontenti. Ora toccherà a lui e alla società scegliere come muoversi sul mercato in uscita. Ma quel che conta è che adesso ci sentiamo davvero tutti sulla stessa barca e tutti sono dispo­nibili per lottare per la causa dell’Inter».

Gennaio sembra giocare a vostro favore: Udinese, Chievo, Palermo e Pescara. Può essere un vantaggio per la corsa alla Champions?

«Non dobbiamo pensarla così, commetteremmo lo stesso errore dell’andata. Mi ricordo, si leggeva il calendario e si pensava di vincerle tutte sulla carta. Poi abbiamo perso punti. La Serie A non ti perdona…».

Si spieghi, in che senso?

«Quando dai fiducia all’avver­sario, è dura poi ribaltare la partita. Qualsiasi sia l’avversa­rio. E noi abbiamo commesso questo errore troppe volte. Per questo dobbiamo pensare a una gara alla volta».

Ha percepito la grandezza del progetto di Suning?
«Sì, chiaramente. Ed è emozio­nante sentirsi così coinvolto. L’obiettivo della proprietà è quella di tornare in Champions, il torneo che compete all’Inter e che ti offre la miglior visibilità mondiale. D’altronde è la storia nerazzurra che lo dice. Con Moratti è stato così, con il presi­dente Thohir c’era l’intenzione e adesso con la famiglia Zhang arriverà un ulteriore rilancio. Il progetto di ripor­tare il club ai ver­tici si basa sulla grande passione e sulla grande voglia di Su­ning».

È pronto ad accogliere nuovi campioni?
«Ogni acquisto è sempre ben ac­cetto nella fami­glia interista. La proprietà intende portare a Mi­lano giocatori fantastici che aiuteranno tutti a scalare le posizioni della classifica e ad an­dare avanti in Europa. Però noi calciatori dobbiamo restare concentrati, pensare al campo, tenere il gruppo unito per por­tare la squadra al terzo posto quest’anno. Così aiuteremo Su­ning nell’ambizioso progetto di riportare l’Inter in cima all’Ita­lia prima e all’Europa poi».

Leggi anche  Marotta sicuro: "Ecco la soluzione all'abolizione dei prestiti sul mercato"

Gabigol ha segnato un gol decisivo, seppure in amichevole: come procede l’inserimento?
«È normale che la gente si at­tendesse di più da lui, si era cre­ata un’immensa aspettativa quando è arrivato in estate. Pe­rò il calcio italiano non guarda tanto i giovani, chiede subito ri­sposte. Invece lui ha bisogno di tempo per lavorare e lo sta fa­cendo molto bene ogni giorno».

Lei ha 23 anni ma non sembra averci impiegato molto ad ambientarsi…

«Ma per me è diverso. Io sono cresciuto calcisticamente in Ita­lia, la mia carriera l’ho costrui­ta qui. Per Gabriel invece è di­ verso, è tutto diverso. La diffe­renza tra me e lui sta in questo».

Ancora più giovane è Pinamonti, classe 1999: rivede un piccolo Icardi in lui?
«Vedo un ragazzo umile, che parla poco, che si applica e che ascolta. Tutte qualità quando hai quell’età. Quando ha gioca­ to contro lo Sparta Praga in Eu­ropa League gli ho consigliato di non strafare, di giocare come se fosse in Primavera, altrimen­ti sarebbe stato peggio. E ha fat­to un assist per il primo gol di Eder».

Possiamo immaginare una coppia Icardi-Pinamonti?
«Sarebbe bello giocare insieme in futuro! È più maturo della sua età e tra qualche tempo for­se lo avremo in squadra con noi con più continuità».

Lei si sente più maturo dei 23 anni che porta?
(scoppia a ridere, ndr) «Me lo dicono i compagni e sono d’ac­cordo. Mi dicono che dimostro 30 anni di testa. Aver lasciato la mia casa a 13 anni per trasferir­mi a Barcellona ha accelerato il processo che continua ancora oggi. Mi sento maturo non solo in campo, ma anche in tutti gli aspetti della vita quotidiana».

Come si immagina tra dieci anni? Magari con un po’ di scudetti e una Champions sul comodino?

Leggi anche  (CdS) Modric, ci siamo! Ausilio e l'Inter pronti ad un nuovo assalto

«Me lo auguro davvero di poter alzare tanti trofei con la maglia dell’Inter. Mi auguro anche di poterlo fare in meno di dieci an­ni. Quando ho deciso di venire all’Inter l’ho fatto perché sono interista e perché volevo vince­re tanto con questa maglia. Quindi sì, mi vedo con qualche scudetto e almeno una Cham­pions».

Pare strano, ma l’Argentina non la convoca: rimpiange di aver rifiutato la Nazionale?

«Se sono diventato questa per­ sona e questo calciatore, lo de­vo all’Italia. Ma il mio sogno è quello di vestire la maglia del­ l’Argentina, per questo non so­no pentito di aver rifiutato l’Italia. Il mio obiettivo è conti­nuare a giocare bene e segnare per far cambiare idea al c.t. ar­gentino. Detto questo sono consapevole di essere ancora giovane e che l’Albiceleste pog­gia sui più forti attaccanti del mondo. Vivo la situazione con grande tranquillità».

Sembra che la proprietà dell’Inter voglia dare un’impronta più italiana alla squadra: cosa ne pensa?

«Credo che la nazionalità dei giocatori sia poco importante. Quel che conta è che abbiano cuore, anima e piedi buoni. L’importante è vincere. Stori­camente l’Inter è caratterizzata dal fatto di avere giocatori stranieri. Ecco perché questa ipote­tica svolta sembra una noti­zia».

Si può puntare allo scudetto l’anno prossimo?
«Si lavora per questo, per ac­corciare la distanza dalla Juve che ha vinto gli ultimi 5 cam­pionati. L’obiettivo della socie­tà e della squadra è quello».

Conosce Gagliardini?

«Non di persona, l’ho visto gio­care. Se dovesse arrivare, sarà il benvenuto, lo accoglieremo davvero volentieri. Sarebbe un altro fratello nerazzurro».

Recentemente il procuratore di Jovetic ha espresso un certo disappunto sui rapporti tra Stevan e lei, sostenendo che le formazioni non le faceva l’allenatore ma il capitano.

«Non si può pensare che un giocatore scelga chi far gioca­re, è una cosa che non esiste. Io non ho mai fatto la formazio­ne. Altrimenti l’allenatore a co­sa serve?».

 

error: All rights reserved
Close

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker