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Inter e Napoli perdono il titolo, l’anti-Juve resta la Juve

Alla ripresa del campionato la prima della classe affronterà la seconda.

Una sfida al limite del paradosso perché la Juventus, a punteggio pieno nonostante in attacco sia abbarbicata al solo Mandzukic, affronterà il Sassuolo di Squinzi e De Zerbi.

Non si tratta d’un refuso. Al ballo dello scudetto non partecipano, almeno per il momento, né il Napoli, né l’Inter, né la Roma. L’anti-Juve, per quanto s’è visto finora, resta la Juve.

E il calendario sembra fatto apposta per esaltare la fuga dei bianconeri che solo alla settima giornata affronteranno una grande. Guarda caso il Napoli, fra l’altro all’Allianz Stadium. Ma il Sassuolo non è lì per caso avendo battuto l’Inter, pareggiato all’ultimo minuto a Cagliari e steso il Genoa.

Il Sassuolo stupisce tutti e si porta secondo in classifica

Boateng è il valore aggiunto, si pensava che fosse rientrato in Italia per svernare dopo aver indossato una decina di maglie in quattro campionati diversi. Invece l’ex milanista Kevin Prince s’è calato in quel ruolo di leader che Berardi non è mai riuscito a interpretare al meglio e ha dato la scossa a un ambiente ingrigito.

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Al resto ha pensato il tecnico che ha avuto il coraggio di schierare Babacar assieme a Boateng con risultati eccellenti. E che ha già preannunciato: «Non andremo a Torino per difenderci, ne usciremmo spacciati».

La Juventus fatica ad integrare Cristiano Ronaldo

Per rappresentare il gap fra la Juventus e le altre, basta ricordare che i problemi di Allegri sono legati, pensate un po’, allo zero assoluto di Ronaldo e Dybala: il portoghese è ancora secco, lui che nel Real Madrid aveva segnato più d’una rete a partita (311 centri in 292 incontri); l’argentino non trova spazio nella nuova scacchiera, lui che un anno fa di questi tempi aveva firmato 5 gol.

«Le avessimo noi, queste rogne», il pensiero degli altri allenatori. Ma ciò che più fa clamore è il tonfo del Napoli a Marassi.

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Il flop del Napoli che tradisce la fiducia di Ancelotti

E qui c’è da capire se è il Napoli a tradire Ancelotti o viceversa. Per la terza volta consecutiva i partenopei sono andati sotto, in due occasioni hanno ribaltato la situazione, nella terza non ce l’hanno fatta anche per merito di una grande Sampdoria.

Troppi cambi, è stato urlato al tecnico che ha lasciato in panchina Callejon, Mertens e Hamsik in nome d’un turn over per nulla assillante alla vigilia della sosta. Incomprensibile, soprattutto, il mancato utilizzo del belga. Ma non si diceva che Sarri schierava solo i titolarissimi e che non cambiava mai modulo? La ragione forse sta a metà.

E se, piuttosto, il Napoli avesse esaurito il precedente ciclo senza avere le carte in regola per aprirne uno nuovo? Un dato è certo. La squadra a disposizione di Ancelotti è più debole di quella allenata da Sarri che, per inciso, si trovò in svantaggio ben 12 volte nello scorso campionato. Certe crepe s’erano già intraviste. Ma qualcuno non l’ha voluto capire.

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La cessione di Jorginho ha fatto il resto. Hamsik non può esserne il clone e Diawara non appare mai pronto. Per non parlare d’una fase difensiva preoccupante, se non addirittura inesistente: lo raccontano i 6 gol sul groppone.

De Laurentiis ha giustificato Ancelotti «da troppi anni lontano dalla Serie A», ma non può fare altrettanto con un mercato asfittico di cui è il primo responsabile. L’altro è proprio l’ex tecnico di Milan, Real e Bayern per il fatto di aver accettato la guida d’una squadra senza garanzie. Fatta questa radiografia, il Napoli non può regalare agli avversari il primo tempo e scadere di brutto senza i soliti noti, in primis Callejon. Non è accettabile.

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