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Palacio : ” La Juventus non avrà la vita facile con l’Inter ”

Intervistato al Corriere dello Sport, Palacio aggiudica il match di Sabato sera all’Inter.

Rodrigo Palacio, el Trenza nero azzurro, in un intervista al Corriere dello Sport, commenta la fida di Sabato sera, dando un consiglio ai bianco neri, occhio all’Inter.

Un giorno tornerà in Argentina, terra di tango, scrittori e ossessioni «non farò l’allenatore né il procuratore, magari l’osservatore, quello sì che mi piacerebbe».

Per ora Rodrigo Palacio sta bene a Bologna. «Vivo alla Meridiana, è tranquillo. Il venerdì, dopo la scuola delle bimbe, mi raggiunge tutta la famiglia. Anche mamma e papà sono venuti a trovarmi. Nessuno aveva mai visto Bologna, piace a tutti».

Ci si chiede se l’uomo che per molte partite ha tenuto su la squadra di Roberto Donadoni con il suo carisma e l’esperienza possa restare un altro anno ancora.

Lui ciondola un po’ con la testa, ma non abbocca. «Con i dirigenti ne avevamo già parlato a dicembre. Ho detto loro di aspettare la fine del campionato, per vedere come va. Se sono contento, se ne parlerà. Adesso non ci voglio pensare».

Palacio è Argentina in tutto. Non solo nel fruscio delle parole, anche nei modi, nei gesti, nella malinconia. Per esempio quando gli ricordi la finale del mondiale 2014, a cui pensa solo «ogni tanto altrimenti divento matto».

Quando gli parli dell’Inter, la sua ex squadra, che sabato affronta la Juve e può rovesciare l’esito di campionato o del destino. «Se la giocheranno fino alla fine. Sarà una partita difficile.

Speriamo vinca l’Inter. La vittoria del Napoli contro la Juve ha riaperto tutto. Alla fine, però, penso che la Juve ce la possa fare, sono dei vincenti, sono abituati.

Ma le sfide contro Inter e Roma fanno venire il dubbio. D’altra parte, la squadra che gioca meglio è il Napoli».

Voi invece affrontate il Milan al Dall’Ara, una delle ultime (due) occasioni per battere una big… «Noi ci crediamo. Abbiamo giocato tante belle partite contro le big, ma ci siamo sempre andati vicino».

Che partita si aspetta? «Dura, complicata. Il Milan è una squadra arrabbiata. Hanno bisogno di punti. Noi invece dobbiamo solo cercare di giocarla meglio e vincerla».

Lei come sta? «Mi sento più stanco, abbiamo giocato trentaquattro partite e si sentono. Sto pagando il fatto di non aver fatto il ritiro».

Come giudica il campionato del Bologna? «Benissimo. Abbiamo fatto una bella stagione. Lo so che tutti vorrebbero vederci più avanti, ma non è facile».

Cosa manca per fare il salto di qualità? «Abbiamo avuto tre o quattro opportunità per farlo, ma abbiamo sbagliato. Bueno, succede, forse non siamo ancora pronti, non lo so».

E’ un fattore mentale? «Può essere. Dico che stiamo facendo una grande stagione, ma so che potevamo fare un po’ di più. Potevamo avere cinque punti in più».

L’hanno stupita gli striscioni pro e contro Donadoni? «Non li ho visti».

E i fischi? «Non mi piace quando fischiano il mister. E’ troppo bravo, è forte, non merita questo. Noi entriamo in campo e diamo tutto».

Lei che rapporto ha con Donadoni? «Ottimo, e ce l’hanno anche i compagni».

Cosa ha insegnato a Destro? «Niente, non ho mai insegnato niente a nessuno.

Con Matti ho un ottimo rapporto, è un bravissimo ragazzo, il casino lo fate voi. Quando sono arrivano lo criticavano, ora criticano il mister perché non lo fa giocare».

Chi è cresciuto di più quest’anno? «Pulgar. Ha fatto un anno strepitoso. Vedi come lavora e capisci che può diventare un giocatore forte forte. Come Simone».

Come Verdi? «Sì, è un talento».

Ha fatto bene a restare a Bologna a gennaio? «Ha fatto la scelta giusta. Una scelta sua, eh.

Ma io sono contento l’abbia fatta». Perché lei è un esempio per questi ragazzi?

«No, non la vedo così, non sono l’esempio di nessuno. Io sono soltanto così, mi piace lavorare. Non voglio essere un esempio»

Lei a chi si ispirava da giovane? «Guardavo quelli più grandi di me, e uno che mi ricordo è Carlos Maria Mungo, quando era dilettante nel Bella Vista de Bahía Blanca andava a lavorare,

ma era sempre il primo ad arrivare al campo e l’ultimo ad andare via, si allenava troppo, e mi piaceva. Ecco, cerco di fare lo stesso».

Com’è crescere a Bahia Blanca? «E’ una città grande più o meno come Bologna, è la capitale del basket e si gioca tanto.

C’è una squadra in Serie A, siamo vicini al mare e alla montagna. Ho tanti amici ci torno spesso»

Il calcio cos’è per voi argentini? «E’ tutto, si parla tutto il giorno di calcio, c’è tanta pressione, i tifosi vogliono solo vincere».

Come qui? «Peggio. Esigono di più».

Da quando è arrivato in Italia il livello si è abbassato? «Sì. C’erano le squadre più forti, l’Inter e il Milan prendevano solo fenomeni.

Ma vedo che in questi ultimi anni stanno tornando giocatori bravi, e anche il livello si sta tirando un po’ su».

Che effetto le fa un Mondiale senza Italia? «E’ strano, senza l’Italia è brutto. Meritava di andarci».

In Russia cosa si aspetta di vedere? «Squadre forti nella fase finale con magari una sorpresa. Speriamo possa vincere l’Argentina».

Terrà la sua treccia anche dopo aver smesso? «Adesso non mi piace tanto, ho trentasei anni, ma ho giocato tutta la carriera così e così la devo finire. Quando smetto ci darò un taglio»

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