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L’Avversario| Igor Tudor : ” Il mio calcio, amore e passione ”

Intervistato alla Gazzetta dello Sport, Tudor spiega il suo calcio

Igor Tudor, allenatore dell’Udinese, si racconta in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, raccontando il suo calcio.

Ecco l’intervista completa del numero uno dell’Udinese:

Come è arrivato a Udine?

«È successo tutto molto in fretta. In un giorno. Il mio agente Anthony Seric mi ha chiamato e sono venuto a fare una chiacchierata con i Pozzo.

Bisognerebbe chiedere a loro perché hanno scelto me, ma penso perché sono bravo».

E pure sfortunato: a dicembre è finita la sua avventura al Galatasaray… Quasi senza un perché.

«Ho fatto 14 partite. Dopo l’esperienza precedente al Karabükspor. Per 12 gare sono stato primo, per 2 secondo a un punto dalla prima.

Hanno deciso di far tornare Terim. Non cisono tante spiegazioni, lì va così».

Perché ha scelto di allenare?

«Dopo aver smesso, mi mancava l’adrenalina, sono andato dai dirigenti dell’Hajduk Spalato.

Mi hanno offerto l’Under 16, ho provato e ho capito che mi piaceva.

Ho fatto anche da assistente a Reja in prima squadra. E ho fatto tutti i corsi».

La sua idea di gioco?

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«Da ex difensore, dico che cerco di attaccare, di essere propositivo. La differenza oggi la fa avere un’idea e cercare di trasmetterla a chi alleni. Sono contrario al lancio lungo del centrale, tendo a giocarla».

Ha imparato più da Lippi o da Ancelotti?

«A Lippi devo tantissimo. Mi ha fatto fare tre ruoli, difensore, terzino e centrocampista. Io nasco in mezzo. Lui e Ancelotti sono super umanamente».

Che esperienza è stata in Grecia al Paok Salonicco?

«Ho avuto il presidente russo Ivan Savvidis, quello che è entrato in campo con la pistola.

Comunque non ho avuto tanti problemi, lui voleva rompere l’egemonia dell’Olympiacos, era impossibile per vari motivi. Tornerò quest’estate al matrimonio dell’addetto stampa».

La Turchia?

«Bellissima. Hanno fatto investimenti importanti, costruito una decina di stadi nuovi».

Parliamo della sua Croazia che ha attraversato l’era Suker, l’era Boban e ora quella dei Modric, Mandzukic,Perisic,Brozovic.

Come la vede al Mondiale?

«Per me è una delle prime cinque, ma tutto dipende dall’allenatore, è lui che fa la differenza».

I ragazzi che allena ora all’Udinese, Balic e Perica, hanno qualche possibilità?

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«Difficile. Ma Balic è un ragazzo che può crescere, ha talento, personalità, è un 1997 che sta giocando in A, non è poco».

Domenica con l’Inter è una bella sfida di croati…

«L’Inter è forte, ha un grande allenatore come Spalletti che ha molto migliorato Brozovic.

Perisic spero non si scateni contro di noi.

Rispettiamo l’Inter, ma proviamo a giocarcela. La motivazione viene da sola. E io quando entravo a San Siro pensavo sempre che fosse il top.

Ci perdevo raramente con loro».

Che ricordi ha della Juve, sente ancora qualcuno e perché ha scelto Iuliano come vice?

«Siamo rimasti in contatto, come con Montero. Difficile non volergli bene e poi serviva uno che parla italiano. Non potevo portarmi per poche partite lo staff croato.

Alla Juve ho segnato il gol più importante della carriera al Deportivo (2003, che qualificò la Juve ai quarti, ndr) e sono diventato uomo. E il segreto era uno solo: le persone giuste al posto giusto».

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«Da dirigente, quando giocavo, è stato bravo. Ma non l’ho più sentito».

Che ricordo aveva dell’Italia?

«Penne, gamberi e zucchine da Angelino a Torino. Mi ha regalato pure le padelle per farle in Croazia e mia moglie una volta a settimana fa quella pasta. Amo l’Italia, con la famiglia due volte all’anno vengo a Roma».

Le devo ricordare quelle quattro dita che le fece Totti…

«Cose da campo, di 20 anni fa. Se resto qui il prossimo anno e gioco contro la Roma, quando lo vedo gli do un bacio. Totti è uno dei più forti di sempre».

E il più forte?

«Zidane. Lui era il calcio. Lo vedevi in allenamento e ti chiedevi come riuscisse a fare certe cose».

Tudor, l’Udinese come si salva?

«Facendo punti. Ha grande potenziale, soffre un po’ la pressione ma a Benevento ho visto una squadra che voleva andare a colpire. I giocatori sono come i bambini: devi dar loro amore e disciplina».

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