Moratti: “Messi per rispondere a CR7. Ho sempre avuto un sogno”

Moratti: “Messi per rispondere a CR7. Ho sempre avuto un sogno”

Massimo Moratti, ex presidente nerazzurro, si è concesso a 360° ai microfoni di gianlucadimarzio.com, in una lunga intervista, dove ha  raccontato il suo amore per l’Inter, tra sogni realizzati e sfumati, tra vittorie e delusioni. Queste le sue parole:

“L’idea di diventare presidente dell’Inter nel ‘95 è arrivata proprio da quella sensazione: ti rendi conto che vendi emozioni alle persone. E le emozioni non hanno prezzo. Se mi fossi fermato a valutare sul piano imprenditoriale, avrei aperto un’azienda di calze: mi avrebbe reso di più”.

GIOCATORI – “C’erano quelli che mi appassionavano di più, a cui ero legato da un sentimento d’affetto. Ince era uno di questi: è stato solo due anni con noi ma ero affezionato a lui. Poi Recoba, che ha avuto il sinistro più bello che io abbia mai visto: mai un gol banale. Come posso non voler bene a Milito? Per me è stato un mito, ha realizzato qualcosa di incredibile: mi ha fatto vincere“.

IBRA – “Era speciale, strano, aveva questo atteggiamento da cantante lirica. Si presentava in modo particolare, faceva finta di disprezzare gli altri ma in fondo era un trascinatore. Era simpatico, con me si è sempre comportato molto bene”.

 “Ronaldo fu l’acquisto che mi presentò al mondo del calcio. Lo facemmo a sorpresa, senza che gli altri se ne accorgessero. Gli ho sempre voluto molto bene, lui ne ha voluto a me. La mia paura più grande erano i suoi infortuni: abbiamo sempre cercato di preservarlo, non sempre ci siamo riusciti. Purtroppo gli hanno sbagliato tutta la preparazione durante i Mondiali di Francia, con carichi di lavoro eccessive su quelle ginocchia in realtà robustissime”.

MOU – “Gli avevo visto vincere la Champions con il Porto ma in realtà mi aveva impressionato in conferenza stampa più ancora che in partita. Era alla vigilia della semifinale di ritorno: aveva pareggiato 0-0 in casa contro il Deportivo, doveva vincere. Davanti ai giornalisti disse una cosa fantastica: che non pensava alla partita a La Coruna ma già alla finale. E non ce l’aveva per niente in tasca. Sentite quelle parole, mi sono detto: questo signore non può non passare dall’Inter”.

MANCINI – “Tra noi c’era un buon rapporto da anni. Anzi, al mio primo anno da presidente dell’Inter provai a portarlo in squadra da giocatore: era un grande campione. Quando allenava la Lazio ci sentimmo per gli auguri di Natale. Gli dissi: ‘comincia a prepararti, che magari salta fuori qualcosa’. Abbiamo trovato in breve l’accordo”.

ALLENATORI SOGNATI – Se devo dire un nome, penso ad Ancelotti: mi ha sempre incuriosito per i suoi modi di gestire le squadre. Ha dimostrato e sta dimostrando molto: ha personalità, è concreto e mai fanatico. Con me è sempre stato gentile, ma credo che in generale abbia molto seguito”.

PIRLO – “Ho pensato a riprenderlo, quando avevo capito che non avrebbe rinnovato con Berlusconi. Perché non è tornato? Perché ci ho pensato, appunto. Un giocatore così lo prendi subito o ti sfugge via”.

FIGO – “Era venuto a trovarmi al mare, stavamo parlando al bar, su uno di quei tavolini di ferro che si mettono sempre fuori. Gli dico: ‘Vuoi venire?’. Lui: ‘Sì’. Allora prendo uno di quei fogli che si mettono sotto i pasticcini, scrivo la cifra, firmo e faccio firmare a lui, che si piega il biglietto e lo mette in tasca. ‘Vai da Ghelfi, il mio uomo di fiducia, digli che quella è la cifra e che devi firmare’. Detto, fatto”.

SNEIJDER – “Anche con Snejider abbiamo fatto così. Ero al mare con mio figlio che mi voleva presentare un suo amico gestore di un bar sulla spiaggia, a suo dire tifosissimo dell’Inter. Era vero. Mi disse: ‘Presidente, le manca un solo giocatore per rendere questa squadra imbattibile. È Snejider. L’ho seguito per tutto l’anno, darebbe quella velocità che ci potrebbe far vincere la Champions’. Sembrava il più grande esperto di calcio, non potevo non ascoltarlo. Ho chiamato Branca e gli ho detto: ‘Stiamogli dietro”.

ADDIO – “È giusto lasciare spazio a chi ha idee diverse e vuole provarci. Thohir è una persona perbene, ha fatto quello che doveva e si è dimostrato capace di trovare una società valida a cui vendere. Zhang è giovanissimo, ha grandi doti imprenditoriali e dimostra buon senso: non è prepotente, ha fiducia nei suoi collaboratori ma poi li valuta. Credo molto nel suo lavoro, non vuole fare la figura del Pierino”.

MESSI IN RISPOSTA A CR7  – “Credo che l’Inter avrebbe dato un segnale. Penso che tutti avremmo avuto l’idea che qualcosa da fare ci fosse, anche perché Ronaldo l’aveva preso proprio la Juve. Non so chi ci fosse in giro, ma almeno un tentativo per Messi l’avremmo fatto: sarebbe stata la rovina economica totale dell’Inter ma non si sa mai…”.

Fonte: Gianluca Di Marzio