Scontri Inter Napoli, spuntano altri nomi e i dettagli dell’agguato

Scontri Inter Napoli, spuntano altri nomi e i dettagli dell’agguato

Il quotidiano Repubblica, stamane, traccia una ricostruzione degli scontri avvenuti prima di Inter Napoli, che hanno causato la morte di Daniele Belardinelli, l’ultras del Varese.

Spuntano nuovi nomi e dettagli dell’agguato  ai tifosi del Napoli. Luca Da Ros, ‘il Gigante’, 21enne studente in Sociologia alla Cattolica, una militanza da emergente nei Boys della curva Nord del Meazza. Il ragazzo si è pentito ed ha iniziato a raccontare i particolari della vicenda, svelando alcuni nomi dei mandanti.

L’indicato è Marco Piovella, in curva conosciuto come ‘il Rosso’,  stimato designer di luci d’interni.  Per Da Ros ha guidato l’assalto alla colonna di minivan di tifosi napoletani.  Erano amici, ‘Dede’ e il ‘Rosso’, amici a tal punto da aver trascorso insieme il Natale. Meno di 24 ore prima di quello che le forze dell’ordine e la procura definiscono “un assalto squadrista”, “un combattimento”.

A San Vittore Da Ros ha fatto saltare il tappo. Raccontando piani e sequenze dell’agguato e facendo il nome del Rosso, leader del suo spicchio di curva, e poi i capi di Irriducibili e Viking. Poche ore dopo, Piovella si è presentato in questura con il suo avvocato Mirko Perlino (che per questo motivo ha lasciato la difesa di Da Ros).

Una laurea al Politecnico di Milano, aziende a Milano e in Svizzera, ma non nuovo ai guai di curva: dal derby di Champions del 2005, quando venne arrestato e poi assolto per il lancio di razzi su Dida, all’ultimo Inter-Juve dello scorso 28 aprile, quello del 2- 3 firmato da Higuain nel recupero, quando guadagnò un anno di Daspo per una scaramuccia tra nerazzurri ai cancelli.

Piovella ha ammesso di essere stato lì quella sera, ma prova a negare ruoli di responsabilità prima di essere rilasciato – ma è imminente la misura cautelare per rissa aggravata – e parlano anche Francesco Baj e Simone Tira, gli altri arrestati difesi da Antonio Radaelli. Confermano la presenza, negano responsabilità, sottoscrivono però la dinamica descritta dal ” Gigante”, assistito dall’avvocato Alberto Tucci.

Messo in atto un piano militare

E’ stato un racconto da cui è emerso come gli ultrà abbiano messo in pratica un vero e proprio piano militare, definendo nei dettagli gli spostamenti verso il luogo dell’agguato, rimasto ignoto fino alla fine alla maggior parte dei protagonisti.

Secondo quanto riporta Repubblica, “sono partiti dal Cartoons Pub di via Filiberto, per molti anni storico luogo d’incontro della tifoseria nerazzurra, poco distante dal Portello. Qui Boys 1969, Viking e Irriducibili hanno radunato il proprio esercito in vista della trappola ai napoletani. Da via Filiberto i tifosi si sono mossi fino a via Novara con una ventina di automobili.

In quel momento, intorno alle 18.30 di mercoledì sera, solo gli autisti sapevano dove si sarebbe consumato l’assalto. Ogni auto ha così trasportato i tifosi verso via Novara senza dare nell’occhio, né destare sospetti. Qualcuno di loro ha fatto tappa anche al Baretto, altro storico punto di riferimento degli interisti. Per tutto il giorno, prima della gara con il Napoli, è sempre stato pieno di tifosi.

Coinvolta l’intera Curva Nord

In realtà, la presenza di centinaia di giovani delle frange più estreme del tifo, a pochi passi da San Siro, è servito a tranquillizzare le forze dell’ordine. Mentre il bar dietro lo stadio era monitorato dalla polizia, solo una volante, la ‘Meazza’, era nella zona dello svincolo della Tangenziale Ovest ad attendere la carovana di napoletani. Nei piani della questura, il tragitto fino allo stadio – dove le auto degli ospiti sarebbero state scortate da altro personale di polizia – non avrebbe dovuto creare problemi di ordine pubblico. Ma dopo pochi minuti gli agenti della volante si ritrovano in un delirio di fumogeni e sprangate contro le auto in coda.

La telecamera al civico 209 di via Novara permette agli investigatori della Digos di dare un volto e un nome ai primi ultrà coinvolti nell’assalto. Le auto partite dal Cartoons sono arrivate da almeno un’ora in via Novara. A bordo, ci sono quelli che sembrano normali tifosi.

Bastoni, spranghe, coltelli e roncole sono già in sacche e zaini nel parco di via Fratelli Zoia, dove tutto il gruppo di tifosi si è nascosto in attesa dell’arrivo dei rivali. Oltre agli interisti, ci sono gli ultras del Nizza della Populaire Sud, una ventina, e gli altri estremisti della curva del Varese, otto. Come sono state nascoste tra le siepi prima degli scontri, così le armi sono state abbandonate di nuovo tra l’erba al momento della fuga dei tifosi, coperti dai fumi dei lacrimogeni.

Il legale Da Ros: “Ha collaborato ed è incensurato, credo otterrà i domiciliari”

Uno scenario che, a questo punto, coinvolge l’intero direttivo della curva interista nell’azione che ha sconvolto le ore di vigilia di Inter- Napoli, e che vedrebbe protagonisti numerosi capi ultras diffidati o daspati. “Dobbiamo solo mettere a fuoco  la catena di comando e il perché di un’azione di questo tipo”.

Ma le indagini stanno cercando anche di individuare l’auto che ha travolto e ucciso Belardinelli, un passato recente e continuo di Daspo, tifoso del Varese, squadra super gemellata con l’Inter, e una militanza nell’estrema destra di Blood and Honour.

L’auto che ha investito Belardinelli ricercata anche a Napoli

Anche su questo versante gli specialisti della Digos hanno fatto passi avanti: una telecamera comunale di via Novara ha messo a fuoco un’auto di grossa cilindrata. Meno voluminosa di un suv, nera o blu scura, che rallenta e poi accelera bruscamente dal punto dell’impatto con Belardinelli.

Vista anche da Da Ros, Baj e Tira, vista scappare dopo aver travolto Belardinelli. Sarebbe un’Audi A3 e sarebbe stata alla testa del corteo di minivan napoletani bloccati in strada a un chilometro da San Siro. Che avrebbe accelerato e scartato per evitare di finire sotto i colpi degli ultras avversari.

E non, dunque, secondo l’ipotesi investigativa che ha preso corpo ieri sera, guidata da elementi estranei alla vicenda e in fuga perché impauriti. Le ricerche dell’auto sono state estese fino a Napoli. Non è improbabile – qualora l’ipotesi fosse confermata – una fuga lontano dal teatro degli incidenti già la sera e la notte del 26 dicembre.

Fonte: Repubblica