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Zhang vs Agnelli, culture e stili diversi, l’Inter ha già vinto: ecco perché

Settimana cruciale per il futuro delle società Inter e Juventus

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Calciopoli: Per tutti non è mai finita e vive attorno a noi, come un virus molto complesso da debellare

Qualcuno pensa che l’estate del 2006, l’estate di Calciopoli e della vittoria del mondiale, sia lontana. Invece vive, è vegeta, è fiorente. Sono trascorsi dodici anni e quello scandalo che coinvolse la Juventus e i suoi dirigenti, Luciano Moggi in primo luogo, sembra essere presente ancora oggi. Chi ha assistito all’assemblea degli azionisti della Juventus, prima, e a quella dell’Inter, dopo, ha assistito a due eventi completamente diversi. Le parole dei due Presidenti, Agnelli e Zhang sono così lontane, da non potere passare inosservate.

Andrea Agnelli carica l’orgoglio juventino asserendo: “nel salotto di casa mia metto i quadri che voglio e non mi interessa nulla di chi li critica“. Steven Zhang carica l’orgoglio interista così: “Stiamo crescendo, sia a livello sportivo che economico. Sono giovane ma non sprovveduto. Ho studiato tanto e voglio portare l’Inter in cima al mondo. Con un lavoro di squadra determinato, onesto, puntiglioso arriveremo in cima al mondo“. Due modi di vedere il calcio sport e il calcio business così diverso e così lontano, perchè frutto di educazione, morale e culture profondamente diverse.

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Chi era presente all’assemblea degli azionisti della Juventus ricorda di avere sentito apertis verbis: “Calciopoli non sarà finita fino a quando la F.I.G.C. non ci restituirà gli scudetti tolti e non cancellerà quello che si è illegittimamente preso l’Inter. Inoltre, dove sono i 440 milioni di euro richiesti dallo stesso Andrea Agnelli alla F.I.G.C. per danni subiti?“. A Milano aria diversa. Non si parla di scudetti nè di risarcimento danni, nonostante i campionati che hanno preso direzioni anomale rispetto al loro naturale svolgimento, nonostante l’Inter non abbia mai avuto casi di doping fisico e di doping amministrativo. Insomma, nonostante tutto, all’assemblea degli azionisti dell’Inter il coro era unanime: “Presidente Steven Zhang, nell’augurarle buon lavoro le chiediamo di garantire all’Inter Football Club solidità economica e successi sportivi. Le chiediamo investimenti mirati per favorire l’inserimento dei giovani in un mondo, come quello del calcio, sempre difficile da gestire“.

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Proprio due culture diverse. Gli interisti hanno sempre qualcosa in più degli juventini. Dimenticano in fretta e guardano avanti. Hanno già dimenticato il Sig. Orsato di Schio che, in occasione di Inter Juventus dello scorso aprile, per poco, non decideva la sorte della qualificazione in Champions League per delle sviste clamorose aggravate dall’assistenza del VAR. Gli interisti dimenticano gli episodi Iuliano – Ronaldo, così come tutti i torti subiti negli anni. Gli interisti hanno un cuore pulsante e un DNA di vittorie cariche di orgoglio, tantissimo orgoglio. Trasmesso negli anni da Giuseppe Meazza, Giacinto Facchetti, Sandro Mazzola, Walter Zenga, Giuseppe Bergomi, Javier Zanetti, Josè Mourinho, Diego Alberto Milito e, oggi, da Mauro Icardi.

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All’ombra della Mole se ne dovranno fare una ragione, prima o poi.

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